Anna Maria Della Porta Rodiani Carrara, Mauro della Porta Raffo, Silvio Raffo: tre fratelli per la prima volta presenti ad un incontro pubblico che, fin dalle prime battute, ha suscitato una pioggia di risate, in un susseguirsi di aneddoti, ricordi d’infanzia, appunti di viaggio raccontati più a se stessi che al numeroso pubblico presente: un divertissement al quale abbiamo assistito come spettatori privilegiati di uno spettacolo teatrale in cui l’improvvisazione e la spontaneità hanno avuto il sopravvento sull’argomento dell’incontro preannunciato dalla bella locandina di Claudia Boldrini.
“I fratelli Della Porta Raffo Rodiano si raccontano”: questo il titolo dell’evento organizzato dal Lions Club Luino con il patrocinio del Comune, svoltosi a Palazzo Verbania il 17 gennaio scorso, moderato da Davide Boldrini, che del benemerito sodalizio è segretario, nonché responsabile telematico e introdotto dal presidente dei Lions Nunzio Mancuso.
All’appuntamento hanno partecipato molti ammiratori sia del “gran pignolo”, saggista e scrittore Mauro, presidente onorario della prestigiosa Fondazione Italia USA, sia del poeta, scrittore, critico letterario e traduttore Silvio, per anni docente di Lettere presso il Liceo Cairoli di Varese, che i soci dell’Università Popolare di Luino conoscono bene in qualità di massimo esperto e principale traduttore della poetessa americana Emily Dickinson.
E poi, sorprendente new entry, la meno conosciuta dei tre fratelli, perché vive a Roma: la spumeggiante Anna Maria, che ha affascinato l’uditorio raccontando di come abbia saputo far coincidere la sua passione per i viaggi con la scrittura e il suo lavoro al Ministero degli Esteri, grazie all’incarico che le ha permesso di lavorare presso quattro sedi consolari e di vivere vent’anni tra Anversa, Londra, Istanbul e Belgrado. «Se volete conoscerla andate in un aeroporto!» Dicono di lei i due fratelli, ma non è esattamente così, perché, dotata di una personalità particolarmente esuberante, Anna Maria nel corso degli anni ha trovato il tempo anche per dedicarsi alla scrittura e alla pittura.
Storia di una famiglia speciale, dunque, composta da “tre fratelli completamente diversi”, ma con una straordinaria capacità comunicativa, unita per l’occasione in un accavallarsi di voci che si sono rincorse freneticamente come le onde dell’inverna che soffia sui grandi laghi prealpini, passando dalle battute fulminanti a momenti più intimi, come il ricordo dei propri genitori, senza concedere, né concedersi un attimo di pausa.
Già, perché, in qualità di responsabile dell’Ente Provinciale per il Turismo il papà Manlio Raffo trasformò Varese in una capitale del turismo culturale. Con il consulente Piero Chiara e il contributo di Aurelio Morellato dell’Accademia di Brera rilanciò l’antica tradizione degli ex voto dipinti sui muri delle case di Arcumeggia, chiamando alcuni tra i maggiori artisti italiani del Novecento. Nacque così il primo borgo dipinto al mondo, con opere di Guttuso, Treccani, Brindisi, Usellini, Salvini e molti altri.
Chi si aspettava un “dibattito stile TV Svizzera” è stato smentito, perché, intercalati dagli amabili sfottò tra i tre fratelli, è stato dipinto lo straordinario quadro di una provincia italiana che non ha nulla da invidiare ad altre ben più blasonate.
È stata anche l’occasione per descrivere il mondo scolastico con una calligrafia poetica, come quella usata dal prof. Silvio Raffo, soprattutto perché quando iniziò la sua carriera aveva solo tre anni di differenza con i suoi studenti: «Per 43 anni entrare in un’aula è stato come entrare in Paradiso». E proprio “Fiaba del 1° marzo” è dedicata al Liceo Scientifico di Luino, mentre “Lettera dalla nuova scuola” è dedicata ad un suo allievo.
Insegnare, scrivere e recitare: questi tre desideri si sono realizzati anche grazie al ruolo fondamentale della docente di Greco Mara Tonelli, grazie alla quale il giovane e introverso Silvio si aprì al mondo.
Ma il rapporto con il fratello Mauro? «Western contro Gialli: i nostri gusti cinematografici si incontravano solo grazie a qualche raro filamento». La mamma influì molto sulla crescita di Silvio, ma egli non prenderà mai in considerazione l’idea di crearsi una sua famiglia, perché la scuola e il contatto con i ragazzi avranno sempre la precedenza. Anche l’Amore si rivelerà un disastro, a parte la passione per scrittrici del calibro di Emily Dickinson e della poetessa Antonia Pozzi, grande personalità della Milano degli anni ’30, legata da profonda amicizia con Vittorio Sereni e morta suicida a 26 anni.
«Preferisco i rapporti con le persone defunte». Confessa il prof. Silvio, il quale ammette, però, di aver sempre incontrato “grandi donne e persone meravigliose”, che lo hanno guidato anche nella scrittura delle sue pagine più autobiografiche, come quando parla della sua stessa madre e di Barasso, luogo in cui ha vissuto durante l’infanzia.
A chi gli chiede se gli sarebbe piaciuto diventare Preside Silvio Raffo risponde con veemenza: «Io fare il preside? Una noia mortale!!!»
Molto meglio tenere seminari sulla traduzione di poeti angloamericani, fare analisi comparate delle traduzioni della Dickinson, o tenere serate di poesia al Testaccio, al centro culturale di Trastevere, incontrare giovani poeti, per poi addormentarsi nella casa della sua città natale (Roma), nel letto che appartenne ad Isabella Rossellini. Chi è il poeta? “Un essere innamorato delle parole”.
Nell’assoluta impossibilità di mantenere “tempi televisivi”, la serata è proseguita con l’intervento di Mauro, che, parlando del fratello Silvio rivela divertito che «Non sa nemmeno quando è nato e parlava in greco anche di notte, nel sonno. Io non ho mai saputo che cosa avrei fatto da grande; infatti, ho realizzato molte cose “meravigliosamente male”: a 23 anni direttore dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, sulle orme di nostro padre, con grande dispiacere della famiglia, che mi voleva avvocato».
Poi ecco la rivelazione: Mauro della Porta Raffo è stato anche un giocatore d’azzardo professionista!
«Giocavo contro altre persone e non contro il banco, perciò riuscivo a vivere, poi ho smesso anche perché ero sposato con due figli».
Per fortuna entra in Assicurazione e poi, nel ‘93 annuncia alla moglie che avrebbe iniziato a scrivere, soprattutto a proposito del sistema elettorale americano, su qualche giornale locale, anche se in realtà avrebbe voluto scrivere racconti (“mi annoia scrivere a lungo”), naturalmente con storie ambientate nel mondo del gioco d’azzardo!
Sappiamo, però, che la professione di scrittore può portare a morire di fame, perciò, nell’imminenza delle elezioni americane del 1996 inizia a mandare fax senza speranza a Giuliano Ferrara, direttore del quotidiano “Il Foglio”, sull’ignoranza dei giornalisti, denunciando gli errori grossolani commessi nei loro articoli.
Risultato? Un articolo con un titolo a nove colonne: “Un lettore denuncia la pochezza della stampa italiana”. E in fondo all’articolo c’era la proposta di collaborazione: “Lei merita una rubrica, ci sta?”. Mauro telefona in redazione e così il 5 settembre 1996 inizia la rubrica delle pignolerie, autentico spauracchio per i giornalisti, che saranno pubblicate fino al 2009.
Ma la fantasia di Mauro della Porta Raffo non ha limiti, perché diventa formatore, «insegnando cose di cui non sapevo nulla e riuscendo a parlarne fino alla fine!»
Lo fermerà il Covid, ma ora continua a scrivere e studiare, contando di farlo per molto tempo ancora: «Sono stato uno dei peggiori scolari della Storia, ma quello che ho sempre fatto nella mia vita è stato studiare».
Quali sono stati i rapporti di Mauro della Porta Raffo con la famiglia?
«Qualcuno sostiene che noi fossimo romani prima ancora che Roma fosse fondata, in realtà, finita la II Guerra Mondiale papà viene mandato a Terracina, incontra mia madre e si sposa. Nel 1946 la famiglia si trasferisce in Valmorea (CO), precisamente a Caversaccio». Partono solo mamma e Mauro molto piccolo (nato nel 1944) su un aereo utilizzato dai paracadutisti. «Durante la sosta alla Malpensa la mamma si accorge che il posto di direttore dell’ente turismo varesino è libero, così chiede a mio padre di farsi trasferire a Varese».
Mauro si trova a proprio agio nella città giardino: qui si sposerà e nasceranno i suoi figli; qui vivono ancora alcuni dei suoi compagni di studi, tra i quali Franco Arnaldi. Qui si realizzano alcune delle sue passioni: nel 2016, in occasione del bicentenario dell’indipendenza americana, Mauro è presidente dei festeggiamenti.
Attualmente sta concludendo un libro sui 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, che sarà in libreria a partire dal prossimo 25 marzo e, per il quale, provocatoriamente, ha chiesto ad un gruppo di amici un contributo al fine di descrivere la figura del presidente Trump.
“Appunti di viaggio” potrebbe essere il titolo del capitolo in cui Anna Maria Della Porta Rodiani Carrara racconta di sé e delle sue avventure in giro per il mondo, inserendosi tra due fratelli dal carattere così forte.
In una piacevole carrellata vengono descritti sinteticamente usi e costumi dei turchi, con il passaggio del tamburo alle quattro di notte (servizio comunale) per la preghiera nel periodo del Ramadan e la colazione consumata prima del sorgere del sole.
È poi la volta di Belgrado, con il Viale dei Ministeri: da un lato tutto è intatto, mentre dall’altro lato sorge il Ministero della Difesa, irrimediabilmente bombardato.
Londra invece è la capitale più classica e rinomata, ma gli inglesi sono molto freddi.
Durante questi viaggi non sono mancati momenti delicati, nei quali Anna Maria ha rischiato grosso, come l’incontro con un ubriaco a Bath di fronte al quale, essendosi lasciata sfuggire una parola in lingua italiana, si è vista apostrofare con un violento “Se ne vada, straniera!”, seguito da una fuga in taxi della malcapitata.
A volte anche gli eventi atmosferici hanno giocato contro, come quella volta ad Anversa, a causa di un incredibile vento. Le missioni più delicate e significative sono state però compiute per assistere italiani in difficoltà economiche o in visita consolare a prigionieri.
Emblematica la vicenda della vedova Gigliola in vacanza in Turchia, dove aveva conosciuto un trafficante di droga senza saperlo e la sua auto viene imbottita di droga a sua insaputa. La donna viene arrestata e condannata a 4 anni di reclusione, perché non viene creduta; per fortuna, dopo la visita consolare viene liberata per buona condotta.
Più toccante, dal punto di vista emotivo, l’episodio di Belgrado, avvenuto nel Natale 2010 con due famiglie sterminate in un incidente stradale.
Sicuramente Anna Maria ha frequentato più ospedali e parlatori di prigioni che luoghi di villeggiatura…
Concludendo, non saprei dire se il caloroso applauso finale sia stato dedicato più agli aneddoti personali, alle pillole di Storia Contemporanea narrate, o all’esuberanza dei protagonisti, ma sicuramente ci siamo sentiti anche tutti noi, almeno per un paio d’ore, appartenenti a questa incredibile famiglia.




















