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	<title>Sulle ali di Nemesis</title>
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	<description>Ascolto, mentre l’occhio osserva e la penna scrive, tra l’orizzonte e il lago</description>
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		<title>“L’arte è una fatica inutile”</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 19:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è il titolo di un progetto che, da ottobre 2025 e per tutto il 2026, ruoterà attorno ad un’opera imponente: stiamo parlando di due metri e dieci di legno scolpito realizzato nel 1760 da Giovanni Maria Franzosini: un’opera neoclassica &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2082">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole2.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2085 alignleft" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole2-300x200.jpg" alt="MiniErcole2" width="300" height="200" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole3.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2086 alignright" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole3-300x200.jpg" alt="MiniErcole3" width="300" height="200" /></a>Questo è il titolo di un progetto che, da ottobre 2025 e per tutto il 2026, ruoterà attorno ad un’opera imponente: stiamo parlando di due metri e dieci di legno scolpito realizzato nel 1760 da <strong>Giovanni Maria Franzosini</strong>: un’opera neoclassica divenuta “<em>relitto vitale, sopravvissuto al tempo più che accolto dalla storia” e attorno al quale si è formata una comunità provvisoria di artisti che “trasformano la cura in conoscenza e il fare in relazione</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa iniziativa, che ha preso forma al <strong>Civico Museo (MuMa) maccagnese</strong>, ruota attorno all’imponente scultura lignea proveniente dalla <strong>tenuta Petrolo</strong> di Ticinallo e nascosta accanto ad una vecchia Fiat 500, insieme ad altri oggetti “dimenticati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà un’“<em>occasione di incontro, di riflessione e di creazione condivisa</em>” grazie ad un laboratorio di restauro, visibile al pubblico e coordinato dal <strong>Restauratore capo Franco Sartori</strong>, affinché diventi “<em>gesto collettivo, esperienza da osservare, comprendere e vivere</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo m<em><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole4.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2087 alignleft" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole4-300x200.jpg" alt="MiniErcole4" width="300" height="200" /></a></em>odo quella che avrebbe potuto essere una semplice mostra, diventa “<em>una sequenza di incontri, di gesti, di dialoghi&#8230; Attorno all’opera prende forma una comunità provvisoria di ricerca composta da artisti, restauratori, studiosi e cittadini&#8230; diventa un esperimento di <strong>c</strong></em><em><strong>reazione collettiva</strong> e di confronto pubblico&#8230; si riscopre la dimensione condivisa dell’arte: un gesto che unisce, trasforma e genera conoscenza</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole5.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2088 alignright" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniErcole5-300x200.jpg" alt="MiniErcole5" width="300" height="200" /></a>Per conoscere e condividere le varie fasi del progetto, curato da <strong>Francesca Petrolo, Franco Sartori, Ermanno Cristini e Umberto Cavenago</strong>, è stato realizzato il sito, <a href="http://www.faticainutile.org">www.faticainutile.org</a>, ricco di informazioni e di documentazione fotografica.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniStatuaErcoleFirmata.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2093 alignleft" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniStatuaErcoleFirmata-200x300.jpg" alt="MiniStatuaErcoleFirmata" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Qui, invece, una foto dell’eroe scattata dalla sottoscritta durante una visita alla tenuta Petrolo nel mese di luglio 2018.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>IN CIELO, IN TERRA – UN UNIVERSO FOTOGRAFICO</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 11:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho visitato la mostra “In cielo, in terra &#8211; Un universo fotografico” dedicata all’opera di Muriel Pénicaud, allestita al Civico Museo Parisi-Valle a cura di Federico Crimi. Si tratta di “una rassegna monografica interamente dedicata alla fotografia”, si legge nella &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2069">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniLibriMostra.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2072 aligncenter" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniLibriMostra-300x200.jpg" alt="MiniLibriMostra" width="300" height="200" /></a>Ho visitato la mostra “<strong><em>In cielo, in terra &#8211; Un universo fotografico</em></strong>” dedicata all’opera di <strong>Muriel Pénicaud</strong>, allestita al <strong>Civico Museo Parisi-Valle</strong> a cura di <strong>Federico Crimi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniPanoramica2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2074" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniPanoramica2-300x200.jpg" alt="MiniPanoramica2" width="300" height="200" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di “<em>una rassegna monografica interamente dedicata alla fotografia</em>”, si legge nella presentazione: “<em>Il suo sguardo rivela l&#8217;invisibile e coglie gli attimi effimeri e fugaci di poesia della vita quotidiana. Che sitratti di un uccello che prende il volo, della profondità di uno sguardo, del significato di un gesto, dell&#8217;anima degli alberi o della libertà femminile, le sue fotografie riflettono la sua ricerca di meraviglia e il suo impegno sociale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sessanta <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniRitratti2.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2075 alignright" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniRitratti2-300x200.jpg" alt="MiniRitratti2" width="300" height="200" /></a>scatti in bianco/nero suddivisi in quattro sezioni: alberi, uccelli, anime umane e paesaggio, i cui “<em>lo sguardo è come un raggio di luce che illumina la scena per rivelarne la bellezza nascosta</em>”.<a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniAnimali2.jpg"><br />
</a>Bianco/Nero: termini che fanno pensare ad un’antitesi, ad un universo piatto e monocromatico, esente dalla distrazione del colore. E invece ecco un infinito gioco di sfumature, di giochi tra luce e ombra, tra forme e riflessi, dove l’essenza del soggetto prende il sopravvento, rivelando nuove forme di lettura dell’opera.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniTele1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2076" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniTele1-200x300.jpg" alt="MiniTele1" width="200" height="300" /></a>Questa mostra ci fa riflettere anche sul significato di “fotografia”: perdita dell’ ”aura”, ovvero dell’unicità e dell’irrepetibilità di un’opera d’arte originale come quelle di un dipinto, o una scultura? Questo sosteneva il filosofo Walter Benjamin nel suo celeberrimo saggio del 1936 “<em>L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica</em>”, nel quale negava alla fotografia e al cinema tale caratteristica. Tali “manufatti”, replicabili all’infinito, si svuoterebbero del loro valore culturale, assumendo soltanto un valore espositivo; unico vantaggio permettere all’arte di essere accessibile alle masse, perdendo così il suo alone mistico, in favore di una nuova funzione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivendico, invece, a favore dei fotografi, l’unicità dell’ispirazione artistica e la capacità di cogliere l’attimo, spesso anticipando di frazioni di secondo quel movimento che, pur essendo “congelato” dallo scatto dell’obiettivo, sappia restituire tutta la magia di un’azione; uno sguardo, che renda partecipe l’osservatore della profondità e dell’intensità di un pensiero, di un’emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma: ammirando le opere di <strong>Muriel Pénicaud</strong> non si tratta di vedere una semplice elegante composizione geometrica fra primi piani e sfondi, ma di leggere un universo poetico arricchito di infinite sfumature, per restituire uno stupore, un “ohhh” di meraviglia di fronte a qualcosa che fino a questo momento era sfuggito al nostro sguardo imperfetto e distratto.</p>
<p><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniAnimali2.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2071 aligncenter" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MiniAnimali2-300x200.jpg" alt="MiniAnimali2" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>QUESTO LIBRO VOLEVA ESISTERE: NOI LO ABBIAMO SOLO ASCOLTATO</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2026 16:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[“Cara Abir, dunque io morivo proprio nell’anno in cui tu nascevi. Se ci fossimo conosciute saremmo diventate amiche per la pelle, come i nostri due padri. Ne sono sicura”. Queste parole riassumono l’ipotetico dialogo tra due bambine che non s’incontreranno &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2057">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2060" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadre-208x300.jpg" alt="MioPadreTuoPadre" width="208" height="300" /></a>“<em>Cara Abir, dunque io morivo proprio nell’anno in cui tu nascevi. Se ci fossimo conosciute saremmo diventate amiche per la pelle, come i nostri due padri. Ne sono sicura</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste parole riassumono l’ipotetico dialogo tra due bambine che non s’incontreranno mai perché l’israeliana Smadar Elhanan (14 anni) morì il 4 settembre 1997 in un attentato suicida palestinese a Gerusalemme e la palestinese Abir Aramin (10 anni) morirà il 16 gennaio 2007 colpita da un proiettile di gomma sparato da un agente di polizia di frontiera israeliano: due episodi separati, ma legati al conflitto israelo-palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">La loro storia e quella dei loro padri è stata raccontata lo scorso 30 aprile a Palazzo Verbania, nell’ambito del ciclo di incontri “<strong>Educare al dialogo</strong>” promossi da <strong>GIM Progetti ODV</strong> in collaborazione con il <strong>Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano</strong> e con il patrocinio del <strong>Comune di Luino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadreRelatrici.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2062" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadreRelatrici-300x225.jpg" alt="MioPadreTuoPadreRelatrici" width="300" height="225" /></a>Ospiti della serata <strong>Carola Benedetto</strong> e <strong>Luciana Ciliento</strong>, autrici del libro “<em>Mio padre, tuo padre</em>”, ed. De Agostini.<a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadreRelatrici.jpg">x</a></p>
<p style="text-align: justify;">Amiche e collaboratrici di vecchia data, le due scrittrici sono rispettivamente indologa, autrice, regista, nonché ospite fissa del programma &#8220;<em>Overland19</em>&#8220;, &#8220;<em>Overland20</em>&#8221; (RAI 1) come consulente scientifico e traduttrice, interprete, condirettrice del festival dei viaggiatori extra-ordinari “<em>Per sentieri e remiganti</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui invece si narra la storia vera di due padri: l’israeliano <strong>Rami Elhanan</strong>, classe 1950, figlio di un ex internato nel campo di concentramento di Auschwitz e il palestinese, <strong>Bassam Aramin</strong>, nato nel 1968 in un piccolo villaggio in Cisgiordania.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrambi fanno parte del “<em>Parents Circle-Families Forum</em>”, un&#8217;organizzazione che dal 1995 unisce famiglie israeliane e palestinesi accomunate dal dolore per la perdita di una persona cara a causa del conflitto, con lo scopo di trasformare il lutto in un impegno per la Pace, superando l’odio attraverso il dialogo, l’ascolto, la tolleranza e la comprensione reciproca.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le pagine del testo è anche possibile leggere i pensieri delle due ragazzine, alle quali è affidato il respiro dell’anima per allontanare i sentimenti vendicativi, scegliendo invece un sentiero “rivoluzionario”, per ricordare che “<em>la pace non è un sogno lontano, ma una scelta da fare ogni giorno</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/SmadarAbir.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2063" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/SmadarAbir-300x169.jpg" alt="SmadarAbir" width="300" height="169" /></a>«<em>Mi chiamo Smadar Elhanan. Il mio nome significa “fiore che si schiude e viene dalla Bibbia, dal Cantico dei cantici&#8230;»</em></p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Il mio nome è Abir Aramin. Abir deriva dall’arabo antico e significa qualcosa come “profumo di fiore””. Vedi, Amadar? Anche il mio nome è legato ai fiori, come il tuo</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, bastano poche parole di presentazione, come quelle scelte e lette da alcune rappresentanti del gruppo Scout presente in sala, per annullare ogni differenza e distanza spazio-temporale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma da dove nasce l’idea di questo racconto?</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Questo è un libro che non abbiamo scelto.</em><em> – </em>Hanno affermato le relatrici<em> &#8211; </em><em>Il 7 ottobre 2023 (data dell’attacco sferrato da Hamas contro le comunità di Israele attorno alla Striscia di Gaza) ha risvegliato le coscienze. Noi arrivavamo</em><em> dalla narrativa per ragazzi sull’ambiente con la scoperta di vivere nel sogno delle frontiere che cadono. Invece ci siamo ritrovati in guerra, benché si possa vivere ugualmente, perché in fondo questa cosa non ci riguarda&#8230; Poi, quel pomeriggio del 2024, tra i vari TG è passata la notizia di questi due padri che stavano andando da Papa Francesco&#8230; In quel momento capimmo di avere una storia da raccontare e più facevamo ricerche, più capivamo che era l’unica di cui ci interessava parlare. L’idea era chiara: abbiamo immaginato le loro figlie, pensando alla loro voce, come una panchina dalla quale esse guardavano il percorso dei loro padri</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/DuePapa.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2065" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/DuePapa-300x200.png" alt="DuePapa" width="300" height="200" /></a>Come sono stati contattati Rami e Bassam? Le autrici hanno tradotto qualche brano dall’ottavo capitolo e l’hanno inviato ai due uomini. Dopo un silenzio che stava diventando preoccupante, ecco finalmente una e-mail con un insolito invito a pranzo: “<em>Posso mettere le mie viscere sul tavolo?”,</em> frase metaforica che descrive un atto di estremo coraggio nell’esporsi totalmente, rivelando le proprie verità più intime e dolorose senza filtri.</p>
<p style="text-align: justify;">Carola, Luciana e i due papà a si incontreranno Barcellona, di fronte a quel mare che la piccola Abir non riuscì a vedere perché un soldato dell’IDF le sparò prima che le fosse concesso il permesso di andarci. E forse, il mare, sarebbe piaciuto anche a Smadar in quel primo giorno assolato di scuola, magari in moto, abbracciata a suo padre Rami; invece, saltò in aria con i suoi attentatori palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">I due uomini risponderanno con franchezza che non hanno le forze per riaprire una ferita insanabile: «<em>Le nostre figlie sono le uniche che non si sono mai incontrate: quando nasceva l’una moriva l’altra</em>», intuendo che la voce delle due ragazzine avrebbe reso il racconto così intenso da diventare insopportabile.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Cara Smadar&#8230; – </em>scrive Abir in un ipotetico epistolario<em> &#8211; un giorno piangevo perché era il mio compleanno e volevo andare al mare. Anche se era a meno di venti chilometri da casa nostra, non potevo raggiungerlo, né sentirne il rumore, perché si trovava in territorio israeliano. Lo avevo visto una sola volta da una terrazza e per non dimenticarlo lo avevo disegnato subito&#8230; Quel giorno ho pianto tanto che le lacrime, invece di prosciugarmi, mi hanno caricata di rancore&#8230;. perché non potevo andare al mare? Che cosa avevo fatto di male? Ho sbattuto il libro sul tavolo e ho gridato&#8230; Mio padre mi ha interrotto: “Bambina mia, non perdere tempo a odiare niente e nessuno. Con l’odio non si cambiano le cose. Bisogna che cambiamo noi, così anche le ingiustizie alla fine si aggiusteranno&#8230; Il mare ti aspetta e prima o poi ci andremo insieme. Vorrei dire a mio padre che non importa se alla fine non siamo riusciti ad andare al mare. Lui ci va, appena può, si siede su una panchina e lo guarda. Be, cara Smadar, in quei momenti con lui ci sono anch’io</em>”».</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio il libro riuscirà, invece, a prendere il sopravvento: «<em>L’abbiamo scritto a quattro mani? No, l’abbiamo scritto a più e più mani, grazie ad una forza che spingeva da dietro in modo propulsivo</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Sono diversi tra di loro, Rami e Bassam, ma si vogliono molto bene: lo si nota subito osservando la foto che campeggia dietro al tavolo delle relatrici: «<em>Non ci si dovrebbe schierare né da una parte né dall’altra, riconoscendo dignità e diritti ad entrambi i popoli. È questa la strada che ci obbliga ad abbandonare i pregiudizi e per questo motivo questi uomini straordinari sono entrati in due organizzazioni importanti come “Parents Circle”, che dal 1995 </em><em>riunisce oltre 700 famiglie israeliane e palestinesi accomunate da una tragica esperienza: la perdita di una persona cara a causa del conflitto. Nonostante il dolore, queste famiglie hanno deciso di unirsi per un obiettivo comune: trasformare il lutto in un impegno per la pace».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non uno scontro fra nemici, ma sicuramente un incontro molto difficile, per raccontarsi la reciproca umanità scendo dalla mentalità vittimistica; la scelta della Pace è l’unica strada percorribile, perché “<em>non abbiamo altri figli da sacrificare e altre vie sono troppo dolorose&#8230; Noi non diventeremo disertori, ma vogliamo fare un passo avanti e tra le varie correnti armate forse ci sono persone che hanno deciso che è ora di finirla con le guerre</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo scopo è nato, nel 2005, il movimento “<em>Combattenti per la Pace</em>”, costituito da Israeliani e Palestinesi che perseguono l’ideale di una convivenza pacifica fra i popoli che deve essere conquistata servendosi dell&#8217;arma della non violenza. Inizialmente questo movimento era composto prevalentemente da uomini; ora invece il gruppo si è esteso, identificandosi nella necessità di dialogo e di riconciliazione e le coordinatrici sono due donne.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa storia di Rami è emblematica perché, dopo aver raggiunto i vertici della gerarchia militare, si rende poi conto che possedere la terra non significa avere sicurezza. Lascia l’esercito e giudicato come traditore; fonda poi un piccolo partito, che porta avanti segrete trattative con Arafat, perché in realtà il piangere esiste da ambo le parti: “<em>Conosco gli arabi buoni, quelli che vengono a tagliare il prato…</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadrePubblico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2061" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/05/MioPadreTuoPadrePubblico-300x225.jpg" alt="MioPadreTuoPadrePubblico" width="300" height="225" /></a>Libro educativo, dunque, questo “<em>Mio padre, tuo padre</em>”? Uscito nel settembre dello scorso anno con un target contrassegnato “11+” e giunto ora alla seconda ristampa, è stato presentato da Carola e Luciana nelle classi quinte della scuola Primaria, ma anche a ragazzi delle medie e delle superiori, con i quali sono state condivise importanti riflessioni. Ciò che colpisce in modo particolare è la grande emozione che si prova pensando a questi due padri che si parlano guardandosi negli occhi, perché «<em>stare in una stanza seduti di fronte ad una persona che vi ha fatto del male non è così semplice, tuttavia porta ad una trasformazione straordinaria che allontana dalla via armata».</em></p>
<p style="text-align: justify;">A Palermo, in una scuola che si trova accanto all’albero della strage di Capaci, nella quale Carola e Luciana hanno presentato il libro, i ragazzi hanno scritto: “<em>Martin Luther King ha sottolineato che </em><em>alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici</em><em>. Cari Rami e Bassam, sappiate che da questa parte del mondo c’è qualcuno che l’ha capito</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Come il criceto che non riesce ad uscire dalla ruota, anche noi ci siamo dentro fino al collo &#8211; </em>Hanno concluso le due relatrici<em> &#8211; Questa storia è viva e non vuole trovare un punto di arrivo; siamo sprofondate in un abisso di ignoranza dal quale siamo riemerse poco per volta. La fatica iniziale è stato condividere questo percorso soprattutto perché abbiamo dovuto combattere una battaglia contro i luoghi comuni, come quelli sulle origini “tribali” di due popoli</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece ci deve far ulteriormente riflettere, è anche la coincidenza di un singolare appuntamento tra la vita e la morte: Smadar morì nello stesso ospedale, l&#8217;Hadassah a Gerusalemme, dove successivamente morirà anche Abir.</p>
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		<title>L&#8217;America di Trump secondo Mauro Della Porta Raffo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 20:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luino, 28 marzo 2026 &#8211; Palazzo Verbania è tornato ad ospitare lo scrittore, saggista, giornalista e opinionista Mauro della Porta Raffo, grazie ai Lions Club Luino con il presidente Nunzio Mancuso e il patrocinio del Comune. “C’è qualcosa di nuovo &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2047">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffoAmerica1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2053" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffoAmerica1-300x200.jpg" alt="DellaPortaRaffoAmerica1" width="300" height="200" /></a>Luino, 28 marzo 2026 &#8211;</strong> Palazzo Verbania è tornato ad ospitare lo scrittore, saggista, giornalista e opinionista <strong>Mauro della Porta Raffo, grazie </strong>ai <strong>Lions Club Luino</strong> con il presidente <strong>Nunzio Mancuso</strong> e il patrocinio del <strong>Comune.</strong> “<em>C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico</em>”, siamo tentati di dire parafrasando la celebre poesia “<em>L’aquilone</em>” di Giovanni Pascoli, perché Trump sembra essere un libro aperto, soprattutto per quanto riguarda la sua straordinaria capacità di stravolgere le regole del gioco, rimescolando le carte e disorientando non solo gli esperti, ma soprattutto l’opinione pubblica.</p>
<p>Eletto due volte non consecutive (la prima nel 2016 e poi, dopo la “parentesi” Biden, nel 2024) Trump <strong>ha promosso</strong> iniziative su diversi fronti: dalla <strong>guerra dei dazi</strong> agli sforzi per raggiungere <strong>accordi di pace</strong> più o meno solidi. Un ciclone che si è inserito a gamba tesa nelle numerose crisi umanitarie, nonché testimone dell’ascesa di nuovi leader mondiali e dell’insediamento del Pontefice Papa Leone XIV.</p>
<p>In questo conteso si inserisce il nuovo volume di <strong>Mauro Della Porta Raffo</strong>, che, accanto al saggio centrale, contiene interviste inedite all’autore e il saggio “Obiettivo<em> Casa Bianca</em>”, raccogliendo anche una serie di contributi firmati da giornalisti, analisti e studiosi, offrendo molteplici chiavi di lettura.</p>
<p>Al tavolo dei relatori, insieme all’autore, <strong>la sinologa Irene Affedi De Paola, il critico cinematografico Maurizio Cabona, Gianfranco Fabi già vicedirettore de “Il Sole 24 Ore” e Franco Ferraro, tra i protagonisti della nascita di Sky TG24</strong><strong>.</strong></p>
<p>Dunque, che cosa si può confermare o raccontare “ex novo” di questo presidente, definito “<strong><em>maverick</em></strong>”, cioè anticonformista, eccentrico e ribelle, una sorta di “<em>cane sciolto</em>” che non rispetta le regole del gioco?</p>
<p>Innanzitutto, è necessario comprendere come funziona il sistema americano. Negli Usa ci si iscrive nelle liste elettorali dichiarando il proprio partito politico di riferimento: Trump si è definito prima democratico e successivamente repubblicano.</p>
<p>Nel 2015, infatti, rendendosi conto che la sua candidatura nel Partito Democratico non è ipotizzabile avendo come avversaria Hillary Clinton, il miliardario imprenditore aveva scelto di schierarsi con i repubblicani. A suo vantaggio, rispetto agli avversari, il “Tycoon” ha la dimestichezza nel campo della comunicazione e soprattutto in quello televisivo.</p>
<p>Per quanto riguarda la sua ricandidatura non consecutiva nel 2024: «<em>In questo suo secondo mandato il Presidente sta tradendo molte delle promesse fatte e soprattutto viene criticato per il suo atteggiamento e il suo modo di fare. Non dimentichiamo, inoltre, che durante tutto il ‘900 gli Usa sono intervenuti (a parte quella del golfo) in guerre durante la presidenza di un democratico: una radice democratica che Trump non riesce del tutto a dominare</em>».</p>
<p>Come mettere fuori gioco personaggi così “invasivi”?</p>
<p>Usando la procedura di “impeachment” prevista dalla Costituzione, in base alla quale il Presidente e tutte le alte cariche del governo possono essere rimosse dall&#8217;incarico e condannate per tradimento, corruzione o altri gravi crimini e infrazioni.</p>
<p>Contro Donald Trump questa procedura fu avviata nel dicembre 2019 da Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti perché sarebbero state fatte pressioni su alcuni leader di nazioni straniere utilizzando gli strumenti della politica estera statunitense come arma di ricatto per spingere il governo ucraino a danneggiare un suo avversario politico.</p>
<p>Una seconda procedura venne messa in atto nel gennaio 2021 dalla Camera dei rappresentanti a causa di un tentativo di insurrezione attuato con un assalto al Palazzo del Campidoglio, sede del Congresso degli Stati Uniti: Trump fu accusato di essere il responsabile dei disordini, avendo contestato il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, che lo avevano visto sconfitto.</p>
<p>Memore delle precedenti esperienze, come mantenere la carica per un tempo più lungo allontanando l’idea di un presidente a fine corsa? Nel XXII emendamento costituzionale si legge che <strong>“nessuna persona potrà essere eletta alla carica di presidente più di due volte”</strong>, ma se fosse possibile un “<em>emendamento dell’emendamento</em>”? Un possibile spazio di manovra permetterebbe una candidatura come vicepresidente accanto a un fedelissimo, che una volta eletto potrebbe dimettersi consentendo a Trump di tornare alla Casa Bianca, sostiene una parte della stampa americana.</p>
<p>Del resto, Donald Trump, che non aveva mai avuto incarichi politici in precedenza e non è mai stato nemmeno Generale, durante il primo mandato non aveva mai manifestato una predisposizione “belligerante” e non dimentichiamo che dal 2001 l’America, con il crollo delle Twin Towers, è profondamente cambiata e, come si legge nei poemi di Omero, «<em>tutto riposa sulle ginocchia di Giove</em>», potente metafora che ci fa capire quanto il futuro sia incerto.</p>
<p>Dopo questa premessa di Della Porta Raffo si sono affrontati gli aspetti più scottanti della serata, tra i quali i rapporti tra USA e Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_DiPaola2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2050" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_DiPaola2-300x200.jpg" alt="DellaPortaRaffo_DiPaola2" width="300" height="200" /></a>L’intervento della studiosa <strong>Irene Affedi Di Paola</strong> è partito dall’imminente visita del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti, dopo lo storico incontro dell’ottobre scorso in Corea del Sud per allentare la tensione commerciale innescata negli ultimi mesi. Entro la fine dell’anno i due leader si incontreranno per discutere e, probabilmente, rinegoziare gli accordi.</p>
<p>Nel preambolo della Costituzione cinese si dichiarano le linee guida della politica estera, basata su principi di sovranità, sviluppo pacifico e cooperazione internazionale, inseriti nel contesto ideologico del socialismo con caratteristiche cinesi: conviene mantenere lo status quo, perché il Paese del Sol Levante acquisterebbe titoli americani e agli USA conviene “tener buono” questo cliente.</p>
<p>Fondamentale la differenza tra le due Costituzioni: nel 2018 l&#8217;Assemblea Nazionale del Popolo ha rimosso il limite dei due mandati presidenziali, permettendo a Xi (al potere dal 2013), di estendere il suo mandato indefinitamente.</p>
<p>Per quali ragioni? Il Presidente Xi ha in programma la nuova via della seta, che non ha soltanto una valenza economica, ma rappresenta la linea culturale del Paese ed è necessario rimuovere i pregiudizi che ancora permangono: può, una civiltà millenaria, stare al pari dell’Occidente?</p>
<p>Le “buone relazioni” sono un concetto fondamentale che ruota attorno al termine “Guanxi”: rete complessa di connessioni personali, fiducia e scambio reciproco di favori, essenziale sia nella vita privata che negli affari.</p>
<p>Resta però una situazione complessa, cioè quella relativa a Taiwan, che, come la questione del Tibet, rappresenta una spina nel fianco per la Cina.</p>
<p>Il Tibet è oggi una Regione Autonoma, ma la presenza cinese è contestata per la repressione religiosa, culturale e dei diritti umani. Il Dalai Lama vive in esilio dal 1959, chiedendo un&#8217;autonomia reale.</p>
<p>Anche Taiwan si trova in una situazione ibrida: Xi Jinping ha affermato che la riunificazione è una &#8220;<em>tendenza inarrestabile</em>&#8221; e mira a un processo di riunificazione pacifica, ma la tempistica rimane assai incerta.</p>
<p>Noi conosciamo poco queste dinamiche, ma per fortuna ci viene in aiuto il cinema, che spesso assume una valenza pedagogica.</p>
<p><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_Cabona2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2049" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_Cabona2-300x200.jpg" alt="DellaPortaRaffo_Cabona2" width="300" height="200" /></a>A <strong>Maurizio Cabona</strong> il compito di citare una serie di lungometraggi, a partire da “<strong>55 giorni a Pechino</strong>” (1963), in cui si racconta la vicenda della colonia occidentale di Pechino durante la rivolta dei Boxer.</p>
<p>Hollywood invece ha raccontato anche Trump nel film“<em>The Apprentice – Alle origini di Trump</em>”, di Ali Abbasi, regista nato a Teheran con passaporto danese, presentato in anteprima al festival di Cannes del 2024.</p>
<p>Qui si raccontano le origini del futuro presidente a iniziare dal suo apprendistato con Roy Cohn, un avvocato che gli insegnerà come costruire il suo impero. Come viene rappresentato Trump? «<em>Un arrampicatore sociale a cui non importa di sembrare un mascalzone, che conquista una città, avendo incominciato a costruire la sua immagine già negli anni ’70</em>».</p>
<p>Questo conferma che «<em>gli americani usano il cinema per annunciare la propria politica internazionale</em>».</p>
<p>Del resto, il rapporto tra Hollywood e le direttive politiche statunitensi è complesso e storico: esempio lampante <strong>&#8220;Il grande dittatore&#8221; (1940) di Charlie Chaplin</strong>, che appare però più un atto di coraggio individuale che un&#8217;adesione a una direttiva governativa ufficiale dell&#8217;epoca.</p>
<p>Intricato anche il rapporto tra potere e libertà di stampa: nel corso degli anni diversi giornalisti sono stati epurati per non essersi allineati. «<em>Oggi il giornalismo serve solo per fare propaganda e per far abboccare il pubblico</em>».</p>
<p>Qual è il bilancio della gestione Trump?</p>
<p><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_Fabi1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2051" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_Fabi1-300x200.jpg" alt="DellaPortaRaffo_Fabi1" width="300" height="200" /></a>«<em>Ha fatto grandi disastri con scelte non meditate e si trova in una situazione in cui l’Iran resta una potenza militare: gli stessi rifornimenti di petrolio restano a rischio</em> – Ha sostenuto <strong>Gianfranco Fabi</strong> &#8211; <em>Cambierà qualcosa nelle elezioni di medio termine? Le uova ormai sono rotte e in prospettiva dobbiamo tenerci questo presidente senza sapere quali altri danni provocherà. I mercati stanno bocciando la sua  politica, con la sua volontà di far prevalere la forza sul diritto e la situazione nello stretto di Hormuz ne è la prova. Nell’ultimo secolo Gli USA hanno sempre perso le guerre lunghe; per fortuna l’America va avanti perché ha sempre saputo valorizzare l’intelligenza delle persone</em>».</p>
<p><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_Ferraro2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2052" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/03/DellaPortaRaffo_Ferraro2-300x200.jpg" alt="DellaPortaRaffo_Ferraro2" width="300" height="200" /></a>«<em>Il messaggio definitivo sembrerebbe far leva sull’economia</em>. – Ha concluso <strong>Franco Ferraro</strong> – <em>Nel dicembre 2025, nel corso di un comizio in Pennsylvania Trump ha tenuto un importante discorso </em><em>snocciolando dati che sottolineavano il buono stato dell’economia americana</em>». Tuttavia, a causa dei dazi l’America non sta meglio rispetto a prima e i primi danneggiati sono i cittadini stessi, a causa degli aumenti spaventosi sulle materie prime, sull’agricoltura e nei rapporti con la Cina e gli altri paesi importatori.</p>
<p>L’ultima situazione spinosa è il clamoroso addio di John Kent, capo dell’antiterrorismo, a causa del suo dissenso sulla guerra in Iran, il quale ha definito una menzogna quella di “<em>Teheran come un imminente rischio per il nostro Paese</em>”.</p>
<p>Incomprensibile anche il “<em>caso Groenlandia</em>”, la crisi internazionale causata dalle intenzioni degli Stati Uniti, sotto l&#8217;amministrazione Trump, di acquisire la Groenlandia dalla Danimarca, definendola vitale per la sicurezza. «<em>La Danimarca ha preparato piani di difesa, inclusi il supporto europeo, temendo un&#8217;invasione e mettendo a rischio la stabilità della NATO</em>».</p>
<p>Ora abbiamo le idee un po’ più chiare anche noi: per fortuna, come ha scritto Bruno Vespa, “<em>Senza Mauro Della Porta Raffo il mondo sarebbe fermo al 1492 e l’America non esisterebbe</em>”.</p>
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		<title>Gli scalpellini della Valveddasca: “scultori senza arte”</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 18:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniGruppoConVargiu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2038" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniGruppoConVargiu-300x225.jpg" alt="MiniGruppoConVargiu" width="300" height="225" /></a>Domenica 25 gennaio scorso il <strong>Gruppo di Ricerca Storica di Laveno Mombello</strong> ha fatto tappa a Maccagno con P.V. per la presentazione della <strong>XVI edizione</strong> della rivista “<em>Storia e storie dalla sponda magra</em>”, che ogni anno raccoglie contributi di storia locale scritti da appassionati e studiosi del territorio. L’evento, patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Maccagno con P.V. e dalla Pro Loco, si è svolto presso il Punto d’Incontro di via Valsecchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’introduzione il <strong>Presidente Gianfranco Gavianu</strong> ha sottolineato l’importanza della varietà di intrecci e storie, sia individuali che collettive, inserite nel volume: un percorso non lineare e “rigido” come viene spesso imposto nelle scuole, ma «<em>un intreccio che riguarda anche la dimensione locale, dedicata a vicende e personaggi destinati all’oblio. Questo nostro progetto cerca di strappare alla dimenticanza vicende particolari destinate ad essere ingiustamente dimenticate, con le loro particolarità individuali. Ciascun documento va recuperato perché è la testimonianza di una tradizione che non può essere dimenticata: non si tratta di un apprendimento mnemonico della storia, ma della sua elaborazione</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i numerosi articoli è presente il lavoro degli <strong>alunni del liceo Sereni di Laveno</strong>, i quali hanno approfondito l’argomento relativo alla ricerca di documenti di archivio, con l’intento di stabilire una continuità generazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i contributi, anche il saggio di una giovane ricercatrice legata alla tradizione della <strong>ceramica lavenese Richard Ginori</strong> e quello del <strong>prof. Enrico Fuselli</strong>, lo storico esperto soprattutto di eventi riguardanti la Guardia di Finanza, che in questa occasione si è occupato, invece, della vicenda di una donna originaria della Valcuvia, abbandonata dal marito.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è mancato un approfondimento della dimensione storica ella geografia, attraverso il saggio di <strong>Giuseppe Musumeci</strong>, il quale si è occupato del fiume Boesio, che sfocia proprio a Laveno: «<em>una ricostruzione che permette di verificare attraverso la morfologia del territorio elementi colti nel loro vivo intrecciarsi tra loro</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Uno sguardo anche alla storia delle <strong>suore canossiane di Besozzo</strong> e sull’ “<em>artista gentile germignaghese</em>” <strong>Giancarlo Bertonotti</strong>, scomparso nel 2002: versatile e appassionato dell’Arte, dalle caricature, all’illustrazione di libri e perfino poeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimaniamo nell’area del Medio Verbano con l’articolo dedicato a <strong>Giuliano Bellorini</strong> all’archivio musicale della <strong>banda di Cerro</strong>: «<em>Le bande in realtà formarono grandi sensibilità, musicisti e direttori d’orchestra, che rappresentarono la dimensione formativa recuperando la dimensione popol</em>are».</p>
<p style="text-align: justify;">E che dire del grande ceramista lavenese <strong>Marco Costantini</strong>? Lo scritto a lui dedicato rappresenta un diario del suo modo di lavorare, che ci pone all’interno stesso del suo lavoro creativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel territorio di Monvalle, invece, si svolsero un severo controllo e una grande repressione nel periodo della dominazione austriaca nel primo ‘800, durante la Restaurazione: di questi avvenimenti si è occupata <strong>Maria Ludovica Bardelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniRenzoNadia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2039" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniRenzoNadia1-300x225.jpg" alt="MiniRenzoNadia1" width="300" height="225" /></a>Tra le varie storie narrate è inserita l’interessante vicenda dei <strong>fratelli Gambi</strong>, che va ad ampliare il già minuzioso lavoro sulla Val Veddasca raccolto nel prezioso volume “<em>Noi della Veddasca. Cinque secoli di emigrazione e di successo</em>” edito nel 2024.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio grazie a questa pubblicazione che <strong>Paul Gambi</strong>, pronipote di un abitante di Lozzo emigrato in Francia a fine ‘800, durante un soggiorno nei luoghi tanto cari ai suoi familiari ha contribuito ad aggiungere informazioni che hanno permesso a <strong>Nadia Zanelli e Renzo Fazio</strong> di avviare ulteriori ricerche, con l’aggiunta di foto dell’epoca, sugli scalpellini e sulle attività estrattive nella nostra zona.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniRenzoNadia2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2040" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniRenzoNadia2-300x225.jpg" alt="MiniRenzoNadia2" width="300" height="225" /></a>“<em>L’impresa dei fratelli Gambi &#8211; un’emigrazione di mestiere</em>”: questo il titolo del capitolo dedicato proprio alla Veddasca, che «<em>assume oggi un valore particolare</em> – ha sottolineato il sindaco <strong>Ivan Vargiu</strong> introducendo l’incontro e ringraziando il <strong>Presidente Gianfranco Gavianu</strong> – <em>non solo perché questo è l’ennesimo libro presentato nel comune di Maccagno con P.V., ma anche perché si racconta la storia di luoghi a me particolarmente cari, dato che ho vissuto molti anni a Lozzo</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">L’ormai consolidata coppia di ricercatori Zanelli-Fazio, ha potuto così aggiungere un tassello nel mosaico di storie e memorie del nostro territorio, che va a completare il precedente e corposo volume “<em>Noi della Veddasca – Cinque secoli di emigrazioni e successi</em>”: «<em>L’emigrazione in valle è antica: legata a trovare sbocchi lavorativi nel campo dell’edilizia, occupazioni che richiedevano competenze specifiche. Con i nostri migranti, oltre a nomi noti come quelli della famiglia Nosetti, che ebbe anche un ramo in Ticino e un altro presente con un’impresa edilizia, ricordiamo anche Melchiorre Nosetti, che realizzò importanti opere a Como, tra le quali la tomba di Alessandro Volta. Non dimentichiamo che con questi artigiani lavoravano anche i garzoni, quasi sempre ragazzini appena tredicenni</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniRenzoNadiaCassis.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2035 alignright" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniRenzoNadiaCassis-300x225.jpg" alt="MiniRenzoNadiaCassis" width="300" height="225" /></a>Nonostante il meticoloso lavoro d’indagine, rivolto soprattutto a figure che ebbero successo, qualcosa era però sfuggito ai due ricercatori, come la storia dei fratelli Gambi. Grazie alle <strong>Proloco di Germignaga e di Maccagno</strong> sono stati contattati i familiari, i quali hanno fatto pervenire un piccolo faldone scritto in francese, nel quale erano contenuti documenti e immagini molto interessanti. Ecco, dunque, l’origine di questa appendice, che, guarda caso, parte <strong>da Lozzo, in alta Val Veddasca</strong>, e va a finire a <strong>Cassis, in Costa Azzurra</strong>, dove si estraeva una magnifica pietra calcarea bianca, di bassa porosità, durezza e densità proveniente dal massiccio delle Calanques, particolarmente adatta per l’edilizia, piani di lavoro, lavandini, monumenti, bordi piscina, davanzali, pietre ornamentali, pareti, pavimenti e altri progetti di design.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniLuigiSalvatoreGambi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2034" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniLuigiSalvatoreGambi-300x225.jpg" alt="MiniLuigiSalvatoreGambi" width="300" height="225" /></a>Protagonisti di questa storia sono <strong>Valentino e Luigi Salvatore Gambi</strong>, i quali avevano appreso il mestiere con lo scopo di realizzare terrazzamenti per la coltivazione. Le loro conoscenze erano particolarmente raffinate, perché sapevano utilizzare le beole, molto apprezzate in edilizia, come materia prima e largamente impiegate in ogni genere di costruzione, comprese le strade, anche perché tutta l’alta <strong>Val Veddasca</strong> è costituita da rocce utilizzate per la loro fabbricazione e in ogni comune vi era una zona in cui venivano frammentate per poi essere utilizzate sul posto. Nel 1927 Valentino Gambi, rientrato in Italia per motivi di salute, tornò a vivere a Lozzo, acquistando una cava, che rimase attiva fino agli inizi degli anni ’90.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel Medioevo erano comparsi nominativi di lavoratori esperti, soprattutto impiegati nell’edilizia, ma i nostri lavoratori si fecero ben presto apprezzare per la loro abilità. Addirittura, fra <strong>Cadero</strong> e <strong>Graglio</strong> erano presenti delle macine, alcune interrate e altre frammentate o nascoste dalla vegetazione; ancora oggi sono presenti numerose testimonianze quali i lavatoi e la chiesa di S. Martino, ma soprattutto, in tutto il territorio, cave e miniere. Le prime estrazioni, autorizzate dai duchi di Milano nel 1466, avevano riportato in luce:</p>
<p style="text-align: justify;">Oro (Orascio, sabbie del Giona, Pradecolo)</p>
<p style="text-align: justify;">Argento (Monteviasco)</p>
<p style="text-align: justify;">Rame (Ronco delle Monache)</p>
<p style="text-align: justify;">Blenda ferrifera e Galena (Maccagno superiore)</p>
<p style="text-align: justify;">Quarzo /Covreto, S. Anna)</p>
<p style="text-align: justify;">Si trat<a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniBicchierini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2031" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniBicchierini-300x225.jpg" alt="MiniBicchierini" width="300" height="225" /></a>ta di piccoli giacimenti e probabilmente il quarzo venne utilizzato nel periodo bellico per realizzare radio militari; inoltre, fino al 1955 una piccola teleferica arrivava fino a Pino Lago Maggiore. Nel proiettare alcune foto i relatori hanno mostrato dei bicchierini (in realtà dei lava occhi) trovati nella cava di <strong>Monterecchio</strong> (1347 m s.l.m.), sopra Maccagno con P.V.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri occhiali, risalenti alla I Guerra mondiale, venivano utilizzati per spaccare le pietre. «<em>Gli scalpellini erano davvero “scultori senza arte”, perché l’immenso patrimonio che ci circonda è opera loro; benché il loro modo di operare fosse spesso anonimo e realizzato/considerato come sostentamento, non furono mai considerati artisti: il loro lavoro si svolgeva in spazi angusti, in condizioni difficili e veniva sospeso solo nel periodo invernale. Era un’attività che comportava grande energia fisica, ma provocava diversi problemi alla schiena e alle mani, con frequenti fratture a causa di cadute di massi e soprattutto la silicosi, conseguente alla respirazione delle polveri sottili</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">La cava di Ca<a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniCavaGambiOggi.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2032 alignright" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniCavaGambiOggi-300x225.jpg" alt="MiniCavaGambiOggi" width="300" height="225" /></a>ssis, rimasta attiva fino al 1982, è ormai dismessa e, nonostante le pressioni per rendere edificabile questa zona, la famiglia ha tenuto duro opponendosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniGruppoCornolo.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2042 alignleft" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/MiniGruppoCornolo-300x225.jpg" alt="MiniGruppoCornolo" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della conferenza sono stati premiati gli alunni della Scuola Secondaria di I grado “<em>Leonardo da Vinci</em>” di Maccagno, ai quali, guidati dalla <strong>prof.ssa Elisabetta </strong><strong>Cornolò</strong>, era stato affidato il compito di illustrare la copertina del volume.</p>
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		<title>Luce da Luce &#8211; Settimana di preghiera per l&#8217;unità dei cristiani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 11:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Un dialogo basato sulla conoscenza”: così si potrebbe sintetizzare il concetto di intercultura, ma è possibile parlare di progetti di interculturalità eliminando l’aspetto religioso? Sembra infatti che il “sacro” sia sottratto al dialogo interculturale perché si teme di inoltrarsi in &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2022">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/Locandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2024" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/Locandina-300x225.jpg" alt="Locandina" width="300" height="225" /></a>“<em>Un dialogo basato sulla conoscenza</em>”: così si potrebbe sintetizzare il concetto di intercultura, ma è possibile parlare di progetti di interculturalità eliminando l’aspetto religioso? Sembra infatti che il “sacro” sia sottratto al dialogo interculturale perché si teme di inoltrarsi in un territorio minato, profanando un argomento intoccabile nel quale ancora oggi si radicano e si alimentano incomprensioni, distorsioni, caricature, ostilità. In questo modo, però, il concetto di intercultura resta incompleto, rischiando di far fallire il progetto di apertura e comunicazione tra i popoli. Dobbiamo, quindi, accettare un “<em>silenzio del sacro</em>”, oppure trasformare questa assenza in “<em>voci del sacro</em>”, con lo scopo di promuovere autentico rispetto e dialogo? E in quale modo il “<em>dialogo ecumenico</em>” tra le Chiese Cristiane può contribuire a promuovere unità di preghiera e comunione?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo scopo è stata organizzata la <strong>“<em>Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani</em>”</strong>, con una serie di momenti devozionali organizzati nella zona Pastorale II di Varese, che, mercoledì 21 gennaio, hanno visto protagonista anche il <strong>Santuario del Carmine di Luino</strong>, con un primo momento di preghiera a cura della <strong>Chiesa Evangelica Metodista di Luino, della Comunità Monastica SS Trinità di Dumenza e del Decanato di Luino</strong>. La veglia è stata anche l’occasione per la presentazione della “<em>Traduzione Letteraria Ecumenica del Nuovo Testamento (TLE)</em>”, nuova versione del Nuovo Testamento in italiano, frutto di una <strong>collaborazione tra le Chiese cattoliche, ortodosse ed evangeliche</strong>, con lo scopo di condividere la Bibbia con un testo aderente al greco originale, per superare le divisioni confessionali. Lanciata nel 2025, rappresenta un passo importante verso l&#8217;unità ecumenica, con l&#8217;auspicio di estendere il progetto anche all&#8217;Antico Testamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/CelebrazioneEcumenica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2023" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/CelebrazioneEcumenica-225x300.jpg" alt="CelebrazioneEcumenica" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Luce da Luce per la Luce</em>”, ovvero la celebrazione della Luce, ha caratterizzato la liturgia della serata, in particolare attraverso la lettura della lettera di S. Paolo agli Efesini (4,1-32), nella quale viene ricordato che il corpo di Cristo è uno solo, nonostante le differenze e le divisioni: “<em>Un s</em><em>olo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Ci sono chiese diverse, ma un solo corpo di Cristo</em>». Questo il concetto sul quale si è insistito in modo particolare durante la serata. Parole provocatorie? Solo in apparenza, perché in realtà esse contengono una grande promessa: la nostra meta è l’unità in Dio e noi siamo in cammino verso quel traguardo che deve necessariamente essere di carattere ecumenico. La conferma arriva dallo stesso San Paolo, il quale sosteneva che così si costruisce il corpo di Cristo: «<em>fino a quando non si giungerà alla perfezione, alla completezza, mentre per ora siamo ancora in un cammino che non può essere che ecumenico</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora che «<em>il cammino di fede, in cui il capo cantiere è il Signore, è sempre aperto e attivo e l’unità è un dono tanto prezioso quanto fragile, perché messo nelle nostre mani umane. Ecco perché non dobbiamo dimenticare il dialogo e l’ascolto della parola di Dio nel nome di quell’unica fede che già ci unisce</em>». Unità e Comunione frutto di incontro, dialogo e ascolto della parola di Dio in nome dell’amicizia, della fratellanza, della sorellanza e di quell’unica Fede che già ci unisce, dimenticando che in passato “<em>le varie chiese si facevano guerra</em>”. Ci sarà posto per tutti, indipendentemente dalla Chiesa in cui si vive, curando e conservando l’unità voluta dallo Spirito Santo?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo si sono augurati tutti coloro che hanno partecipato alla serata, soprattutto nel momento in cui sono stati accesi tanti lumini, che poi ognuno ha deposto lungo la scalinata all’uscita del santuario ripensando alle parole ascoltate, le quali sicuramente hanno fatto breccia anche nella diffidenza degli scettici come me.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, improvvisamente, mi sono ricordata della profonda riflessione di W. Shakespeare sulla natura divina e sulla virtù umana, il quale suggeriva quanto l&#8217;amore e la compassione (misericordia) siano essenziali per avvicinarsi a Dio: “<em>La misericordia è una delle doti di Dio, e le potenze della terra si ravvicinano tanto più a Dio, quanto più sanno unire la clemenza alla giustizia</em>”. Allora, forse, anche il mio cammino è iniziato&#8230;</p>
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		<title>i fratelli Della Porta Raffo Rodiani si raccontano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 08:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anna Maria Della Porta Rodiani Carrara, Mauro della Porta Raffo, Silvio Raffo: tre fratelli per la prima volta presenti ad un incontro pubblico che, fin dalle prime battute, ha suscitato una pioggia di risate, in un susseguirsi di aneddoti, ricordi &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2015">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5149-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2016" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5149-2-300x225.jpg" alt="IMG_5149 2" width="300" height="225" /></a>Anna Maria Della Porta Rodiani Carrara, Mauro della Porta Raffo, Silvio Raffo</strong>: tre fratelli per la prima volta presenti ad un incontro pubblico che, fin dalle prime battute, ha suscitato una pioggia di risate, in un susseguirsi di aneddoti, ricordi d’infanzia, appunti di viaggio raccontati più a se stessi che al numeroso pubblico presente: un divertissement al quale abbiamo assistito come spettatori privilegiati di uno spettacolo teatrale in cui l’improvvisazione e la spontaneità hanno avuto il sopravvento sull’argomento dell’incontro preannunciato dalla bella locandina di <strong>Claudia Boldrini</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5160-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2018" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5160-2-300x225.jpg" alt="IMG_5160 2" width="300" height="225" /></a>“<em>I fratelli Della Porta Raffo Rodiano si raccontano</em>”: questo il titolo dell’evento organizzato dal <strong>Lions Club Luino</strong> con il patrocinio del Comune, svoltosi a Palazzo Verbania il 17 gennaio scorso, moderato da <strong>Davide Boldrini</strong>, che del benemerito sodalizio è segretario, nonché responsabile telematico e introdotto dal <strong>presidente dei Lions Nunzio Mancuso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All’appuntamento hanno partecipato molti ammiratori sia del “<em>gran pignolo</em>”, saggista e scrittore Mauro, <em>presidente onorario della prestigiosa Fondazione Italia USA</em>, sia del poeta, scrittore, critico letterario e traduttore Silvio, per anni docente di Lettere presso il <strong>Liceo Cairoli di Varese</strong>, che i soci dell’Università Popolare di Luino conoscono bene in qualità di massimo esperto e principale traduttore della poetessa americana Emily Dickinson.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, sorprendente new entry, la meno conosciuta dei tre fratelli, perché vive a Roma: la spumeggiante Anna Maria, che ha affascinato l’uditorio raccontando di come abbia saputo far coincidere la sua passione per i viaggi con la scrittura e il suo lavoro al Ministero degli Esteri, grazie all’incarico che le ha permesso di lavorare presso quattro sedi consolari e di vivere vent’anni tra Anversa, Londra, Istanbul e Belgrado. «<em>Se volete conoscerla andate in un aeroporto!</em>» Dicono di lei i due fratelli, ma non è esattamente così, perché, dotata di una personalità particolarmente esuberante, Anna Maria nel corso degli anni ha trovato il tempo anche per dedicarsi alla scrittura e alla pittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Storia di una famiglia speciale, dunque, composta da “tr<em>e fratelli completamente diversi</em>”, ma con una straordinaria capacità comunicativa, unita per l’occasione in un accavallarsi di voci che si sono rincorse freneticamente come le onde dell’inverna che soffia sui grandi laghi prealpini, passando dalle battute fulminanti a momenti più intimi, come il ricordo dei propri genitori, senza concedere, né concedersi un attimo di pausa.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, perché, in qualità di responsabile dell’Ente Provinciale per il Turismo il papà <strong>Manlio Raffo</strong> trasformò Varese in una capitale del turismo culturale. Con il consulente <strong>Piero Chiara</strong> e il contributo di <strong>Aurelio Morellato dell’Accademia di Brera</strong> rilanciò l’antica tradizione degli ex voto dipinti sui muri delle case di Arcumeggia, chiamando alcuni tra i maggiori artisti italiani del Novecento. Nacque così il primo borgo dipinto al mondo, con opere di Guttuso, Treccani, Brindisi, Usellini, Salvini e molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si aspettava un “<em>dibattito stile TV Svizzera</em>” è stato smentito, perché, intercalati dagli amabili sfottò tra i tre fratelli, è stato dipinto lo straordinario quadro di una provincia italiana che non ha nulla da invidiare ad altre ben più blasonate.</p>
<p style="text-align: justify;">È stata anche l’occasione per descrivere il mondo scolastico con una calligrafia poetica, come quella usata dal prof. Silvio Raffo, soprattutto perché quando iniziò la sua carriera aveva solo tre anni di differenza con i suoi studenti: «<em>Per 43 anni entrare in un’aula è stato come entr</em><em>are in Paradiso</em>». E proprio “<em>Fiaba del 1° marzo</em>” è dedicata al <strong>Liceo Scientifico di Luino</strong>, mentre “<em>Lettera dalla nuova scuola</em>” è dedicata ad un suo allievo.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegnare, scrivere e recitare: questi tre desideri si sono realizzati anche grazie al ruolo fondamentale della docente di Greco <strong>Mara Tonelli</strong>, grazie alla quale il giovane e introverso Silvio si aprì al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il rapporto con il fratello Mauro? «<em>Western contro Gialli: i nostri gusti cinematografici si incontravano solo grazie a qualche raro filamento</em>». La mamma influì molto sulla crescita di Silvio, ma egli non prenderà mai in considerazione l’idea di crearsi una sua famiglia, perché la scuola e il contatto con i ragazzi avranno sempre la precedenza. Anche l’Amore si rivelerà un disastro, a parte la passione per scrittrici del calibro di <strong>Emily Dickinson</strong> e della poetessa <strong>Antonia Pozzi</strong>, grande personalità della Milano degli anni ’30, legata da profonda amicizia con <strong>Vittorio Sereni</strong> e morta suicida a 26 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Preferisco i rapporti con le persone defunte</em>». Confessa il prof. Silvio, il quale ammette, però, di aver sempre incontrato “<em>grandi donne e persone meravigliose</em>”, che lo hanno guidato anche nella scrittura delle sue pagine più autobiografiche, come quando parla della sua stessa madre e di Barasso, luogo in cui ha vissuto durante l’infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">A chi gli chiede se gli sarebbe piaciuto diventare Preside Silvio Raffo risponde con veemenza: «<em>Io fare il preside? Una noia mortale!!!</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">Molto meglio tenere seminari sulla traduzione di poeti angloamericani, fare analisi comparate delle traduzioni della Dickinson, o tenere serate di poesia al Testaccio, al centro culturale di Trastevere, incontrare giovani poeti, per poi addormentarsi nella casa della sua città natale (Roma), nel letto che appartenne ad <strong>Isabella Rossellini</strong>. Chi è il poeta? “<em>Un essere innamorato delle parole</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’assoluta impossibilità di mantenere “<em>tempi televisivi</em>”, la serata è proseguita con l’intervento di Mauro, che, parlando del fratello Silvio rivela divertito che «<em>Non sa nemmeno quando è nato e parlava in greco anche di notte, nel sonno. Io non ho mai saputo che cosa avrei fatto da grande; infatti, ho realizzato molte cose “meravigliosamente male”: a 23 anni direttore dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, sulle orme di nostro padre, con grande dispiacere della famiglia, che mi voleva avvocato</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ecco la rivelazione: Mauro della Porta Raffo è stato anche un giocatore d’azzardo professionista!</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Giocavo contro altre persone e non contro il banco, perciò riuscivo a vivere, poi ho smesso anche perché ero sposato con due figli</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Per fortuna entra in Assicurazione e poi, nel ‘93 annuncia alla moglie che avrebbe iniziato a scrivere, soprattutto a proposito del sistema elettorale americano, su qualche giornale locale, anche se in realtà avrebbe voluto scrivere racconti (“mi annoia scrivere a lungo”), naturalmente con storie ambientate nel mondo del gioco d’azzardo!</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo, però, che la professione di scrittore può portare a morire di fame, perciò, nell’imminenza delle elezioni americane del 1996 inizia a mandare fax senza speranza a <strong>Giuliano Ferrara</strong>, direttore del quotidiano “<em>Il Foglio</em>”, sull’ignoranza dei giornalisti, denunciando gli errori grossolani commessi nei loro articoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato? Un articolo con un titolo a nove colonne: “<em>Un lettore denuncia la pochezza della stampa italiana</em>”. E in fondo all’articolo c’era la proposta di collaborazione: “<em>Lei merita una rubrica, ci sta</em>?”.  Mauro telefona in redazione e così il 5 settembre 1996 inizia la rubrica delle pignolerie, autentico spauracchio per i giornalisti, che saranno pubblicate fino al 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la fantasia di Mauro della Porta Raffo non ha limiti, perché diventa formatore, «<em>insegnando cose di cui non sapevo nulla e riuscendo a parlarne fino alla fine!</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">Lo fermerà il Covid, ma ora continua a scrivere e studiare, contando di farlo per molto tempo ancora: «<em>Sono stato uno dei peggiori scolari della Storia, ma quello che ho sempre fatto n</em><em>ella mia vita è stato studiare</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5156-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2017" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5156-2-300x225.jpg" alt="IMG_5156 2" width="300" height="225" /></a>Quali sono stati i rapporti di Mauro della Porta Raffo con la famiglia?</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Qualcun</em><em>o sostiene che noi fossimo romani prima ancora che Roma fosse fondata, in realtà, finita la II Guerra Mondiale papà viene mandato a Terracina, incontra mia madre e si sposa. Nel 1946 la famiglia si trasferisce in Valmorea (CO), precisamente a Caversaccio». </em>Partono solo mamma e Mauro molto piccolo (nato nel 1944) su un aereo utilizzato dai paracadutisti. «<em>Durante la sosta alla Malpensa la mamma si accorge che il posto di direttore dell’ente turismo varesino è libero, così chiede a mio padre di farsi trasferire a Varese</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Mauro si trova a proprio agio nella città giardino: qui si sposerà e nasceranno i suoi figli; qui vivono ancora alcuni dei suoi compagni di studi, tra i quali Franco Arnaldi. Qui si realizzano alcune delle sue passioni: nel 2016, in occasione del bicentenario dell’indipendenza americana, Mauro è presidente dei festeggiamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente sta concludendo un libro sui 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, che sarà in libreria a partire dal prossimo 25 marzo e, per il quale, provocatoriamente, ha chiesto ad un gruppo di amici un contributo al fine di descrivere la figura del presidente Trump.</p>
<p style="text-align: justify;"> “<em>Appunti di viaggio</em>” potrebbe essere il titolo del capitolo in cui <strong>Anna Maria Della Porta Rodiani Carrara</strong> racconta di sé e delle sue avventure in giro per il mondo, inserendosi tra due fratelli dal carattere così forte.</p>
<p style="text-align: justify;">In una piacevole carrellata vengono descritti sinteticamente usi e costumi dei turchi, con il passaggio del tamburo alle quattro di notte (servizio comunale) per la preghiera nel periodo del Ramadan e la colazione consumata prima del sorgere del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">È poi la volta di Belgrado, con il Viale dei Ministeri: da un lato tutto è intatto, mentre dall’altro lato sorge il Ministero della Difesa, irrimediabilmente bombardato.</p>
<p style="text-align: justify;">Londra invece è la capitale più classica e rinomata, ma gli inglesi sono molto freddi.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante questi viaggi non sono mancati momenti delicati, nei quali Anna Maria ha rischiato grosso, come l’incontro con un ubriaco a Bath di fronte al quale, essendosi lasciata sfuggire una parola in lingua italiana, si è vista apostrofare con un violento “<em>Se ne vada, straniera!</em>”, seguito da una fuga in taxi della malcapitata.</p>
<p>A volte anche gli eventi atmosferici hanno giocato contro, come quella volta ad Anversa, a causa di un incredibile vento. Le missioni più delicate e significative sono state però compiute per assistere italiani in difficoltà economiche o in visita consolare a prigionieri.</p>
<p>Emblematica la vicenda della vedova Gigliola in vacanza in Turchia, dove aveva conosciuto un trafficante di droga senza saperlo e la sua auto viene imbottita di droga a sua insaputa. La donna viene arrestata e condannata a 4 anni di reclusione, perché non viene creduta; per fortuna, dopo la visita consolare viene liberata per buona condotta.</p>
<p>Più toccante, dal punto di vista emotivo, l’episodio di Belgrado, avvenuto nel Natale 2010 con due famiglie sterminate in un incidente stradale.</p>
<p>Sicuramente Anna Maria ha frequentato più ospedali e parlatori di prigioni che luoghi di villeggiatura&#8230;</p>
<p><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5166-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2019" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5166-2-225x300.jpg" alt="IMG_5166 2" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo, non saprei dire se il caloroso applauso finale sia stato dedicato più agli aneddoti personali, alle pillole di Storia Contemporanea narrate, o all’esuberanza dei protagonisti, ma sicuramente ci siamo sentiti anche tutti noi, almeno per un paio d’ore, appartenenti a questa incredibile famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PALAZZO VERBANIA &#8211; “GIUSTIZIA: DALLA LEGITTIMA DIFESA AL GIUSTO PROCESSO”</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 21:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 18 dicembre scorso Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno organizzato un convegno sul tema della Giustizia, in previsione del referendum che coinvolgerà gli italiani il prossimo marzo 2026, chiamati ad esprimersi sulla separazione delle carriere nella magistratura. Al &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2010">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/BrusaPelliciniIametti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2011" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/BrusaPelliciniIametti-300x225.jpg" alt="BrusaPelliciniIametti" width="300" height="225" /></a>Giovedì 18 dicembre scorso <strong>Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia</strong> hanno organizzato un convegno sul tema della Giustizia, in previsione del referendum che coinvolgerà gli italiani il prossimo marzo 2026, chiamati ad esprimersi sulla separazione delle carriere nella magistratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tavolo dei relatori, introdotti da <strong>Dario Sgarbi </strong>presidente del Circolo di Fratelli d’Italia luinese, <strong>Andrea Pellicini</strong> componente della Commissione Giustizia, <strong>Elisabetta Brusa</strong> segretaria dell’Organismo Congressuale Forense, <strong>Giacomo Iametti</strong> vicepresidente Provincia Varese; in collegamento audio video il deputato alla Camera di “<em>Lega per Salvini Premier</em>” <strong>Stefano Candiani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Presenti, fra il numeroso pubblico nella sala conferenze di Palazzo Verbania, anche <strong>Simone Castoldi</strong> sindaco di Lonate Pozzolo, <strong>Giuseppe Taldone</strong> vicesegretario regionale di Forza Italia e <strong>Davide Cataldo</strong>, segretario luinese di “<em>Lega per Salvini Premier</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è parlato, dunque, di Giustizia a 360º, perché «<em>i prossimi mesi saranno importanti, in vista proprio degli imminenti referendum, ma anche perché affascinati dal concetto di “giusto processo”, inserito nella Costituzione con la riforma dell’Art. 111</em>». Si tratta di un pilastro delle garanzie processuali, volto a garantire un processo equo, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali, tematiche care sia agli avvocati che ai cittadini. Qual è stato il cambiamento di passo rispetto alle regole dettate dai padri costituenti e, soprattutto, dopo la riforma della Giustizia introdotta dalla Legge Vassalli e dal Nuovo Codice di Procedura Penale (1988/’89) con l’introduzione del dibattito sulla separazione delle carriere dei magistrati?</p>
<p style="text-align: justify;">Il quesito referendario ha lo scopo di confermare una legge costituzionale:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; i sostenitori del <strong>Sì</strong> ritengono che la separazione delle carriere garantisca indipendenza e imparzialità; trasparenza e fiducia nella giustizia; parità delle parti (accusa e difesa)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; chi vota <strong>No</strong> (o è contrario alla riforma) teme che si tratti di una soluzione propagandistica; che la separazione possa alterare l’equilibrio attuale; che si crei un sistema ingessato e meno flessibile.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Che cos’è il giusto processo?</em> – Si è chiesta l’avvocata <strong>Elisabetta Brusa</strong> &#8211; <em>La possibilità di sedersi davanti a un giudice affiancati da pubblica accusa e difensore dell’imputato, ma quando si opera all’interno di un processo mediatico si diventa responsabili di un reato prima ancora di lavorare su prove certe; è necessario, quindi, evitare che il processo avvenga fuori dall’aula di giustizia e l’avvocato difensore deve essere considerato alla pari con il pubblico ministero, senza condizionamenti</em>». Nessuna confusione con l’idea di un pubblico ministero sganciato dalla magistratura, poiché egli non diventerà una sorta di super poliziotto, come fu <strong>Antonio Di Pietro</strong>, leader di “<em>Italia dei valori</em>” e simbolo di “<em>Mani Pulite</em>”, il quale attualmente è favorevole alla separazione delle carriere, perché: “<em>Se fossi un imputato, vorrei essere giudicato da qualcuno che conosce tutto il percorso processuale, non solo una parte</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo, però, che si rischia di mettere in secondo piano un tema umano del quale tutti noi dovremmo occuparci, ovvero quello del sovraffollamento delle nostre carceri, con un incremento del 130% e 78 suicidi solo nel 2025. A tutto ciò si aggiunge la mancata attuazione delle liberazioni anticipate, per la difficoltà nel trovare soluzioni accettabili a causa della tematica divisiva. «<em>Troviamo soluzioni concrete, poiché le nostre carceri sono la facciata della nostra dignità umana. La scelta di votare SÌ è quella più corretta, pensando anche alle difficoltà connesse alle strutture detentive per i minori, per non parlare delle donne detenute, che costituiscono il 4% della popolazione carcerata e alla difficoltà di gestione all’interno di strutture pensate solo per gli uomini</em>». Ha concluso Elisabetta Brusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la separazione delle carriere si prevede anche un nuovo sistema gestito dall’<strong>Alta Corte Disciplinare</strong>, che introdurrà un meccanismo più indipendente e strutturato e durerà in carica quattro anni senza possibilità di rinnovo. Sarà l&#8217;organo giudicante per i procedimenti disciplinari contro i magistrati, sostituendo la funzione oggi svolta dal Consiglio Superiore della Magistratura e il sorteggio è centrale per la sua composizione.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi 15 membri saranno così ripartiti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>3 membri</strong> scelti dal Presidente della Repubblica tra soggetti in possesso dei requisiti per l&#8217;elezione a giudice costituzionale;</li>
<li><strong>3 membri</strong> estratti a sorte da un elenco di giuristi (con i medesimi requisiti) compilato dal Parlamento con elezione svolta in seduta comune;</li>
<li><strong>3 membri</strong> sorteggiati tra magistrati del pubblico ministero con almeno 20 anni di anzianità e che abbiano esercitato (o esercitino) funzioni di legittimità;</li>
<li><strong>6 membri</strong> sorteggiati tra magistrati giudicanti con almeno 20 anni di anzianità e che abbiano esercitato (o esercitino) funzioni di legittimità.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il magistrato <strong>Nicola Gratteri, </strong>procuratore della Repubblica di Napoli, sostiene che questa sia una riforma che toglie potere alla magistratura e alcuni esponenti di sinistra, come il già presidente della Corte costituzionale <strong>Augusto Barbera</strong>, una delle voci più autorevoli della sinistra italiana, ha già dichiarato che voterà SÌ al referendum, sottolineando che non si tratta di una battaglia di destra o sinistra, ma di una garanzia per la giustizia e i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Dobbiamo mettere in chiaro che non si tratta di una riforma punitiva</em> – È intervenuto <strong>Giacomo Iametti</strong> – <em>Si</em><em> deve garantire agli indagati un processo giusto, che si può svolgere dando piena operatività ai magistrati, ma anche agli avvocati</em><em>. Vogliamo parlare di come spesso alcune persone siano rovinate anche da un solo giorno di custodia cautelare? Ricordiamoci anche della responsabilità della stampa, con giornali che si occupano di inchieste “di grido”. Mi auguro che questa</em><em> riforma abbia ricadute concrete anche nella vita dei cittadini</em><em>, ma soprattutto sull’a</em><em>spetto formativo per le nuove generazioni</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Questo referendum consentirà ai cittadini di poter liberare la magistratura dai vincoli politici, anche se ci sono questioni che appartengono alla quotidianità, come quello della legittima difesa, con la condanna di chi reagisce di fronte ad un’aggressione subita.</em> – Così è intervenuto <strong>Stefano Candiani</strong> in video collegamento &#8211; <em>Non si tratta di leggi scritte male, ma di leggi che lasciano aperto un aspetto legato alla loro interpretazione/applicazione.</em> <em>Nel caso della legittima difesa, la riforma del 2019 ha introdotto la </em><em>&#8220;presunzione di proporzionalità&#8221;, applicata principalmente nella legittima difesa domiciliare:</em> <em>l&#8217;uso di un&#8217;arma legittimamente detenuta è proporzionato se si difendono la propria incolumità, i propri beni da un&#8217;intrusione violenta o minacciosa nel proprio domicilio o nel luogo di lavoro».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Pellicini, nel sottolineare l’importanza della priorità attribuita al merito nel sorteggio sulla composizione dell’Alta Corte Disciplinare, ha posto l’attenzione sul fatto che questa riforma non interviene sulla carcerazione preventiva. È pur vero che in questi anni è stato introdotto il cosiddetto “<em>interrogatorio preventivo</em>”, ma si auspica che sia inserito come regola: «<em>Essere interrogati prima di essere arrestati eviterebbe traumi terribili e casi drammatici di carcerazioni preventive ingiuste</em>», anche perché dei 62 mila detenuti attuali, 17 mila sono in attesa di giudizio, in virtù della presunzione di innocenza.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Tutti vogliamo essere sicuri di essere giudicati in modo sereno e non ideologico</em>» Questo si è augurato Giuseppe Taldone, vicesegretario regionale di Forza Italia, intervenuto a fine serata.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Organizzeremo altri incontri per un dibattito completo anche con la presenza di sostenitori del NO</em>» Gli ha fatto eco Pellicini, citando lo scrittore Piero Chiara, il quale fu uno dei primi a parlare di Giustizia nel suo romanzo “<em>Il pretore di Cuvio</em>”, anche se il clima boccaccesco della trama poco ha a che vedere con la preoccupante tematica sulla giustizia di cui si è parlato durante il convegno.</p>
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		<title>La creazione sarà sempre un gioco?</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse sarà un gioco, ma sicuramente “L’arte è un tesoro che va lucidato ogni giorno”.Questa la frase chiave che riassume la seconda inaugurazione della mostra d’arte contemporanea Artisti dialoganti – Germogli d’arte “L’Arte che unisce”, avvenuta sabato 14 dicembre 2025 &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=2003">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/RelatoriConCarolina1.jpg"><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-1999" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/RelatoriConCarolina1-300x225.jpg" alt="RelatoriConCarolina" width="300" height="225" /></a>Forse sarà un gioco, ma sicuramente <em>“L’arte è un tesoro che va lucidato ogni giorno</em>”.Questa la frase chiave che riassume la seconda inaugurazione della mostra d’arte contemporanea <strong><em>Artisti dialoganti – Germogli d’arte “L’Arte che unisce”</em></strong>, avvenuta sabato 14 dicembre 2025 a Palazzo Verbania. L’esposizione, sviluppata in due fasi (la prima delle quali si è tenuta dal 29 novembre al 13 dicembre), ha presentato opere che “<em>dialogano e si rinnovano nel tempo, alcune delle quali si alterneranno offrendo al pubblico un percorso vivo e mutevole</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tavolo dei relatori il fotografo <strong>Ferruccio Pavesi e Tiziana Zanetti,</strong> ricercatrice dell’Istituto di Antropologia per la Cultura della Famiglia e della Persona; studiosa del diritto dei beni culturali, in particolare riguardo alle questioni relative alla circolazione internazionale delle opere d’arte. In qualità di responsabile scientifica di progetti di studio e documentazione relativi ai beni culturali, specialmente immateriali, la prof.ssa si occupa di progetti di educazione e di formazione relativi alla tutela (penale) del patrimonio storico-artistico.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Non si tratta di una replica del primo momento espositivo, ma di un altro momento vitale di una mostra che, fin dalla sua progettazione, ha scelto il concetto di “molteplicità” come modalità di presentazione</em>». Non ripetizione, ma ampliamento, dunque, di un percorso condiviso che restituisce visibilità e attenzione in forma viva e diretta. Una mostra che permette un’immersione a più livelli e in momenti differenti a chi la visita, lasciando alle emozioni primarie, quelle affettive, il compito dell’incanto, per poi lasciare spazio ad una curiosità di tipo più razionale, che permette di incontrare nuovi autori, o di approfondire la conoscenza di altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/GiiullianaConsilvio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2001" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/GiiullianaConsilvio-225x300.jpg" alt="GiiullianaConsilvio" width="225" height="300" /></a>Questi sono da considerarsi solo personalissimi e parziali appunti “emozionali” e non la descrizione ufficiale e sistematica di un evento culturale; “<em>un dialogo nato attra</em><em>verso la materia e il colore</em>”; un viaggio a ritroso alla riscoperta di frammenti sparsi di vita che non erano andati persi, ma semplicemente depositati in un angolo della memoria, in attesa del momento opportuno per tornare a galla, come il ritrovarsi di fronte ai “<em>fossili contemporanei</em>” di <strong>Giuliana Consilvio</strong>, della quale due opere grafiche acquistate moltissimi anni fa tuttora vegliano sul mio sonno inquieto, rendendolo più sereno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/Nativita_AtelierSomsart.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2002 alignright" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/Nativita_AtelierSomsart-225x300.jpg" alt="Nativita_AtelierSomsart" width="225" height="300" /></a>È stato scoprire che la schizofrenia è vedere l’arte in maniera differente, ammirando l’opera “<em>Terra Santa</em>” del <strong>Centro di riabilitazione psichiatrica Atelier Somsart</strong>, l’Associazione di Promozione Sociale che opera nell’ambito del disagio psichico “<em>i cui soci si ri-trovano grazie al linguaggio terapeutico dell&#8217;arte e della cultura nelle loro svariate manifestazioni per prendersi cura di sé</em>”: un collage nel quale un’antica Natività del 1700 a colori campeggia sull o sfondo in bianco/nero di drammatiche scene di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">E lo stesso relatore, il <strong>fotografo Ferruccio Pavesi</strong> nel suo doppio ruolo di artista dialogante, così ha descritto la trasformazione del lago di Comabbio in fragili ed eterei filamenti in bianco/nero. «<em>Fiori di loto ormai secchi che emergono dall’acqua come segni grafici sospesi nello spazio bianco della nebbia; le loro sagome le geometrie leggere e irregolari trasformando il lago in una superficie astratta ed educando l’anima alle vibrazioni emotive della bellezza</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Il materiale nelle mie mani è il legno</em> – ha aggiunto lo scultore <strong>Eduardo Brocca Toletti</strong> – <em>il quale possiede dentro di sé tutte le fattezze della vita trasformando i materiali inerti in opere d’arte</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c’<a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/AlbergoRistoranteVerbania.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2005" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/AlbergoRistoranteVerbania-300x200.jpg" alt="AlbergoRistoranteVerbania" width="300" height="200" /></a>è Palazzo Verbania, nato nel 1905 in veste liberty come Kursaal, ossia salone per ristorante, cene, feste, balli e banchetti e successivamente (nel 1927) ampliato dallo stesso Giuseppe Petrolo, che lo aveva progettato, mutandone il nome e modificandone l&#8217;aspetto estetico. Dopo aver cessato l’attività nel 1971, quattro anni più tardi il Verbania fu adibito a centro culturale, con la prima mostra dedicata a Bernardino Luini.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 2019, dopo una campagna di restauro conservativo, ospita, accanto a esposizioni a rotazione e convegni, gli archivi del poeta Vittorio Sereni e dello scrittore Piero Chiara. «<em>Luogo caro e deputato, fondamentale, che uno scrittore deve avere per poter scrivere. Venire a Luino e non passare di qui significa perdere un luogo dell’anima e quando un artista lo mostra attraverso l’arte, noi non riusciamo più a vederlo senza quel riferimento</em>». Ed è esattamente così, perché «<em>lavorare in un archivio letterario è un’esperienza forte: accedere a tutti i documenti che raccontano la vita personale intima e segreta di una persona significa entrare nella sua stessa vita, magari con l’idea di una riparazione</em>». Così fecero i Lions, acquistando e donando al comune di Luino l’archivio di Vittorio Sereni, ricco di edizioni rarissime, postille, dediche, inserti. Ecco allora che lo studioso diventa erede di tutti quei documenti, prendendo su di sé l’incarico di procedere e “<em>traghettare di riva in riva anime purganti</em>“, come aveva scritto Giovanni Testori pensando all’Angelo nocchiero immaginato da Dante nel Canto II del Purgatorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/relatoriConSindaco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2000" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/relatoriConSindaco-300x225.jpg" alt="relatoriConSindaco" width="300" height="225" /></a>«<em>Non basta dire che questo luogo è bello anche al buio: occorre fare in modo che questo luogo attiri tutto ciò che è artistico. Ringrazio Carolina De Vittori per i suoi collegamenti tra la bellezza del luogo e le altre presentate, che speriamo di portare sempre più spesso a palazzo Verbania</em>». Ha sottolineatoil <strong>sindaco Enrico Bianchi. </strong>Sì, perché, come ha sottolineato Tiziana Zanetti, se vogliamo conoscere Luino non possiamo prescindere da una tessitura che intreccia il palazzo con la collezione Chiara/Sereni e gli archivi che ospitano i loro documenti: «<em>Ciò che distingue un semplice edificio rispetto ad un luogo che è anche culturale è il continuo dialogo tra passato e presente, come a Palazzo Verbania, con le sue stratificazioni in dialogo continuo con il paesaggio e con la comunità»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Nella linea del tempo di palazzo Verbania, questi 120 anni hanno cambiato la sua funzione nelle forme, ma non nella sostanza.</em> – ha proseguito Piero Lotti &#8211; <em>Continua a restare un luogo con forte funzione pubblica nata su un grande sviluppo turistico originato dalla nascita della ferrovia del Gottardo nel 1882»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/PresepeFormentini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1997" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/PresepeFormentini-300x225.jpg" alt="PresepeFormentini" width="300" height="225" /></a>Noi, nel frattempo, visitando la mostra e i luoghi, non abbiamo potuto fare a meno di ricordare frammenti del racconto di Piero Chiara “<em>Era mio padre quel Gesù Bambino</em>”, in cui, ancora una volta, l’autore si cala nei panni di un bambino dagli occhi sgranati dalla meraviglia: “<em>Ogni anno, verso la metà dicembre,</em> <em>mio padre, che quando ero bambino </em><em>aveva già quasi cinquant’anni, andava nei boschi sul far della sera a </em><em>tagliare un alberello, lo portava a </em><em>casa al primo buio e lo drizzava </em><em>sopra un profondo ripiano della </em><em>nostra cucina, che liberava prima </em><em>d’ogni ingombro. Avvicinandosi il </em><em>Natale, sera per sera si dava da fare </em><em>intorno all’albero, tirando dietro di sé una tenda che mi impediva di seguire il </em><em>suo lavoro&#8230; </em><em>Quando l’albero era fatto, tornava nei boschi a raccogliere un mezzo sacco di </em><em>muschio, col quale componeva un bel tappeto su tutto il ripiano, che poi </em><em>popolava di pecorelle, asini e pastori ritagliati da un foglio e incollati su sagome </em><em>di cartone. Ai piedi dell’albero, in una capanna di paglia, metteva un bambolotto </em><em>di celluloide con le braccia alzate, più grosso delle due statuine di gesso di san </em><em>Giuseppe e della Madonna che gli stavano accanto e perfino dell’asino e del bue. </em><em>In primo piano, posava sul muschio uno zampone di Modena simile a un </em><em>avambraccio nerboruto, che sembrava il personaggio più importante del </em><em>presepio. Lavorava ogni sera su quella specie di palcoscenico, quasi sempre in </em><em>ginocchio perché il vano non era alto, dopo aver tirato la tenda alle sue spalle </em><em>perché nessuno vedesse i suoi armeggiamenti&#8230;</em>”</p>
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		<title>La Cina è vicina&#8230; più di quanto pensi!</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 14:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo l’intrigante titolo della locandina che annunciava l’incontro del “gran pignolo” Mauro Della Porta Raffo con la studiosa di cultura cinese Irene di Paola lo scorso 13 dicembre a Palazzo Verbania. Appuntamento rischioso, dato l’argomento di nicchia, ma soprattutto perché &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1991">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/MauroIrene2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1992" src="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2025/12/MauroIrene2-300x225.jpg" alt="MauroIrene2" width="300" height="225" /></a>Questo l’intrigante titolo della locandina che annunciava l’incontro del “<em>gran pignolo</em>” <strong>Mauro Della Porta Raffo</strong> con la studiosa di cultura cinese <strong>Irene di Paola </strong>lo scorso 13 dicembre a Palazzo Verbania. Appuntamento rischioso, dato l’argomento di nicchia, ma soprattutto perché programmato in uno dei periodi più “caldi” dell’anno, quando la frenesia e l’ansia degli acquisti natalizi prendono il sopravvento su ogni altra iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il presidente del Lions Club Luino</strong> <strong>Nunzio Mancuso</strong> ha introdotto gli ospiti ricordando che questo continente merita di essere più conosciuto anche nella nostra zona, nella quale sono presenti alcune attività gestite da cinesi. Il moderatore, quel Mauro della <strong>Porta Raffo</strong> (classe 1944) spesso ospite di Luino e che noi conosciamo come esperto di politica americana, oltre che brillante scrittore e saggista, si è rivelato un esperto anche di cultura orientale, coordinando sapientemente l’intervento della prof.ssa Di Paola per fare chiarezza sui due modi diversi di vedere il mondo e la vita: quello occidentale e quello orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>La prima cosa da fare è esplorare questo mondo particolare e i riferimenti culturali cinesi nel tempo: in che cosa la Cina attuale deriva da quella storica?</em>» Questo il filo conduttore dell’incontro, considerando le basi filosofiche del nostro pensiero occidentale, dominate dalla civiltà greco/romana e dal successivo avvento del Cristianesimo, confrontate con il pensiero cinese: confucianesimo, taoismo e buddhismo, i quali hanno modellato e guidato la vita e le istituzioni di quel popolo per più di duemila anni, con la parola “comunità” al centro del pensiero cinese: il bene collettivo prevale sul singolo individuo, concetto consolidato anche dall’avvento del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia della Cina parte da molto lontano e dal concetto di Arte. Alle nostre nove Muse occidentali si contrappongono due filoni: l’ “<strong><em>arte del pennello</em></strong>” (pittura e calligrafia, con 26 scuole di calligrafia) e l’ “<strong><em>arte del fuoco</em></strong>”, caratterizzata da bronzi, lacche e porcellane, queste ultime solo cinesi fino al 1708. Civiltà molto avanzata, dunque, ma quale collegamento esiste, tra la Cina storica e quella attuale? I politici attuali cinesi possono essere considerati una sorta di ripetizione dell’Imperatore?</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo imperatore <strong>Pu Yi</strong> non fu particolarmente fortunato, perché salito al trono da bambino nel 1908 fu costretto ad abdicare nel 1912 con la Rivoluzione Xinhai che instaurò la Repubblica di Cina. Fu in quel periodo che si tentò di introdurre una costituzione democratica provvisoria, ma l’instabilità politica e le lotte di potere ne impedirono una scrittura definitiva e, nel 1925, il generale <strong>Chiang Kai-shek</strong> fu vittorioso come leader del governo nazionalista della Repubblica di Cina, guidando, durante la guerra civile cinese, la fazione in lotta contro quella comunista. Sconfitto, si ritirò con le sue truppe superstiti sull&#8217;isola di Formosa, dove diede vita alla Repubblica di Cina a Taiwan detta &#8220;<em>Cina nazionalista</em>&#8220;. Nel 1949 <strong>Mao</strong> <strong>Tse-tung</strong> proclamerà da piazza Tienanmen la nascita della Repubblica Popolare Cinese (RPC), segnando il trionfo del Partito Comunista Cinese (PCC) e il controllo politico. L’attuale Costituzione della Repubblica popolare cinese adottata nel 1982 toglierà il limite dei due mandati presidenziali, lanciando così l’attuale presidente <strong>Xi Jinping</strong> verso una “presidenza a vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella storia cinese va considerato anche il cosiddetto “<strong>Secolo dell’umiliazione</strong>”, riferito al periodo tra <strong>il 1839 e il 1949</strong><strong>,</strong> quando la <strong>Cina</strong> subì l’azione esterna delle potenze occidentali e del Giappone, cadendo in un limbo di divisioni, guerre civili, conquiste straniere, ma dovette affrontare anche due guerre dell’oppio, particolarmente destabilizzanti, perché contrapposero l’impero cinese al Regno Unito: i britannici facevano coltivare l’oppio in India e lo vendevano in Cina, dove la popolazione veniva decimata dal consumo di questo stupefacente. L’imperatore cinese ne vietò l’importazione, ma non raggiunse lo scopo perché il porto di Canton era stato dato in uso agli inglesi. La Seconda Guerra dell&#8217;Oppio vide addirittura contrapposte le forze tecnologicamente superiori di Regno Unito e Francia, con artiglieria navale moderna e fucili a retrocarica, contro la dinastia cinese, che utilizzava armi più obsolete: la vittoria alleata mise a nudo la debolezza militare cinese, con conseguente penetrazione commerciale europea, sconvolgimento degli equilibri sociali dell’Impero e convergenza delle mire espansionistiche di altre potenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il Trattato di Pechino e altri “<em>trattati ineguali</em>”, oltre alla legalizzazione dell’oppio saranno ceduti territori alla Russia; Macao ai portoghesi, tre porti agli inglesi (Hong Kong, Canton e Shanghai); territori meridionali e Vietnam alla Francia (Indocina); anche Taiwan cadrà sotto il dominio giapponese, come prima colonia d’oltremare del paese del Sol Levante. E che dire della “<em>ribellione dei boxer</em>” (1899-1901) la rivolta anti-straniera partita dalle scuole di arti marziali cinesi? I loro membri attaccarono stranieri e cristiani cinesi, ma furono repressi da una coalizione internazionale (Giappone, Russia, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Germania, Italia con tremila bersaglieri, e Austria-Ungheria) che segnò l’inizio del declino imperiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Cina viene smembrata e la Germania riceve “in premio” una regione fertilissima, nella quale i coloni insegnano ai cinesi la coltivazione del luppolo, da cui nascerà la <strong>birra Tsingtao</strong>, una lager chiara e rinfrescante che diventerà un simbolo del paese. All’Italia viene data in concessione Tientsin, un&#8217;area extraterritoriale con architettura, servizi e perfino banconote proprie, attiva fino all&#8217;occupazione giapponese nel 1943. Oggi, l&#8217;area conserva un quartiere italiano con edifici in stile liberty e Art déco, diventato un&#8217;attrazione turistica e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste ferite lasceranno però cicatrici profonde, perché l’Occidente si mostrò con il suo volto peggiore: l’impero cinese, che per millenni non aveva avuto la necessità di difendersi, non era preparato alla guerra e il “<em>secolo dell’umiliazione</em>” scatenò nel popolo cinese una voglia di riscatto e di rivincita, mitigato, ultimatamente, dalla filosofia mutuata dall’arte della guerra: “<em>quando hai un nemico che non puoi abbattere, te lo devi fare alleato</em>”, principio che vale ora nei confronti degli accordi con l’USA.</p>
<p style="text-align: justify;">Su che cosa insiste Xi Jinpin, attuale presidente della Repubblica Popolare Cinese, a proposito di Taiwan? “<em>Quel territorio dovrà rientrare nella madrepatria: i nostri popoli devono perfezionare la Storia e diventare un solo popolo. È una speranza che nel tempo, quando la Cina sarà diventata la prima potenza economica e culturale del mondo, (attraverso la nuova via della seta con gli istituti Confucio) ci faremo conoscere come alter ego degli USA e dell’URSS</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Restano, al termine dell’incontro luinese, alcuni aspetti non chiariti per mancanza di tempo, come la mancata partecipazione di atleti della Repubblica Cinese alle Olimpiadi, se non in modo intermittente e sporadico, mentre Taiwan gareggiava regolarmente; per quale motivo i cinesi non amano parlare del controverso periodo di Mao; l’inutile conquista del Tibet; il divieto al matrimonio combinato; la fasciatura dei piedi; la parità fa uomini e lo sfruttamento cinese in alcune zone dell’Africa con vantaggi reciproci(prelevo materie prime in cambio di maestranze e agevolazioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, aggiungiamo noi, il superamento della “<em>politica del figlio unico</em>” introdotta per contrastare il fortissimo incremento demografico, che probabilmente provocò, i passato, l’emigrazione verso i paesi occidentali e, forse, anche nelle nostre zone: ora le famiglie cinesi potranno avere due figli senza incorrere nel pagamento di sanzioni, ma a partire dal terzo figlio rimangono multe elevate, assieme alle politiche forzate di contenimento delle nascite.</p>
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