<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sulle ali di Nemesis &#187; milano</title>
	<atom:link href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;tag=milano" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis</link>
	<description>Ascolto, mentre l’occhio osserva e la penna scrive, tra l’orizzonte e il lago</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 19:13:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Ospedale S. Raffaele &#8211; Milano 2 gennaio 2013</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1638</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1638#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 08:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[don verzé]]></category>
		<category><![CDATA[marina perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[san raffaele]]></category>
		<category><![CDATA[schuster]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1638</guid>
		<description><![CDATA[È impressionante, questa città nella città, attraversata dal binario della &#8220;navetta&#8221; che fa la spola ogni venti minuti da Cascina Gobba, i parcheggi coperti, con le casse automatiche per il pagamento della sosta e il centro commerciale nei sotterranei, con &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1638">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2015/08/miniSanRaffaele.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1780 aligncenter" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2015/08/miniSanRaffaele-300x225.jpg" alt="miniSanRaffaele" width="300" height="225" /></a><span style="color: #000080;">È impressionante, questa città nella città, attraversata dal binario della &#8220;navetta&#8221; che fa la spola ogni venti minuti da Cascina Gobba, i parcheggi coperti, con le casse automatiche per il pagamento della sosta e il centro commerciale nei sotterranei, con le sue accattivanti vetrine, da quelle del supermercato a quella della gioielleria, del ristorante/pizzeria, della boutique, del giocattolaio, della libreria&#8230; proprio accanto agli sportelli per il ritiro dei referti e l’ingresso al Pronto Soccorso, dove ti entra nei pori l’ansia collettiva, mescolata a lacrime di sollievo e di disperazione.<br />
All&#8217;esterno, l’Hotel Rafael inganna la gente, presentando una “cartolina” da villaggio vacanze di lusso, mentre l’angelo bianco del Signore incombe da una cupola con le luci intermittenti anti crash per gli aerei in decollo/atterraggio a Linate; ci si perde, tra le frecce e i cartelli direzionali che indicano settori A-B-C-D&#8230; dell’HSF, dove l’H sta per “Hospital”, per dare una pennellata d’internazionalità ai visitatori di questa fiera campionaria del dolore.<br />
Gli ascensori sfornano a getto continuo occhi dilatati e sguardi d’aspettativa o di rassegnazione rivolti ai corridoi dei vari reparti, nei quali, tra abeti natalizi ormai franti e stelline giallo rosse appese alle porte, s’aggirano dottorini asettici e personale in buona parte straniero, efficienti soldatini di un formicaio nel quale ognuno sembra conoscere perfettamente il proprio ruolo in questa comunità di degenti, in cui si mescolano etnie e lingue diverse che condividono il comune denominatore dell’angoscia e della speranza.<br />
Sono piani e piani di stanze/alveare, con finestre sigillate da cotone idrofilo e traverse da letto per bloccare gli spifferi, infissi e serramenti sbocconcellati dai colpi e dall’uso, i tavolini a parete a mo’ di mensola, sui quali diventa un’acrobazia appoggiare il vassoio con i pasti riscaldati nel microonde, ma con l’immaginetta della Madonna infilata nella fessura tra il bordo e la parete.<br />
Dalla celletta in cui mi trovo, in visita a ciò che rimane della mia famiglia, fotografo il piazzale che celebra la creatura concepita da Schuster e partorita da Don Verzé.<br />
Visitatori frettolosi, avvolti in cappotti, sciarpe e cappelli inumidi dal freddo unto della città, camminano arricciando e sollevando le spalle per allontanare il gelo della paura, che prende le ossa più di questa pioggerellina fine fine che non sai se aprire l&#8217;ombrello o lasciar perdere, forse pensando all’estate, quando l&#8217;enorme campana a vista che mi ricorda Rovereto chiamerà a raccolta sotto ai gazebo tanti disperati in cerca di miracoli, che soltanto un&#8217;incrollabile speranza a volte concede, a dispetto di tutti gli dei.<br />
Laggiù, tra i viali di questo sacrario, s’intravedono anche gli striscioni e le bandiere rosse del presidio dei lavoratori del San Raffaele, che giorno e notte si ostinano a lottare con tutte le loro forze per mantenere in vita l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica in difesa di quei 244 condannati alla morte civile dalle leggi di mercato, che tra poco perderanno il posto, la dignità e l’onore.<br />
Umanità affranta che s’incrocia e non trova il coraggio di guardarsi negli occhi, nell’amara giornata del 2 gennaio 2013, al &#8220;santuario&#8221; di Don Verzé.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=1638</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera a mio padre</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1000</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1000#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 17:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pagine di diario]]></category>
		<category><![CDATA[brigata matteotti]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[oilioilera]]></category>
		<category><![CDATA[partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[sergio]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1000</guid>
		<description><![CDATA[Nel giorno del tuo compleanno Papà, sono passati così tanti anni da allora e ti chiedo perdono se non ti ho mai scritto, ma non ho mai smesso di parlarti… Ero una bambina e ora sono una donna di mezza &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=1000">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/04/Webpontetresa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1001" title="Webpontetresa" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/04/Webpontetresa-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a><em><strong>Nel giorno del tuo compleanno</strong></em></p>
<p>Papà,<br />
sono passati così tanti anni da allora e ti chiedo perdono se non ti ho mai scritto, ma non ho mai smesso di parlarti…<br />
Ero una bambina e ora sono una donna di mezza età,.<br />
Una donna cresciuta senza di te, con la memoria congelata a quel giorno, quando il rantolo della tua vita che se ne andava ha improvvisamente squarciato il silenzio della notte.<br />
Le mie certezze si sono fermate lì e a quella domanda che non ha mai ricevuto risposta: perché? Perché proprio tu, il mio papà?<br />
Da allora,tutti i perché della mia vita non hanno mai ricevuto risposta e chissà, forse, se ci fossi stato tu, mi avresti aiutata a cercarne almeno una…<br />
Ricordo che scesi dal letto a piedi nudi, quella notte, per correre da te, ma la mamma mi prese in braccio e mi portò subito fuori, consegnandomi tra le braccia pietose di una vicina di casa…<br />
Così non ti vidi più: dal bacio della buonanotte al nulla…<br />
Ancora oggi, dopo tanti anni, cammino scalza sul sentiero della vita…<br />
Sono tutti piagati, i miei piedi, e so che ormai non guariranno più.<br />
Se ci fossi stato tu, a proteggermi dagli errori, ad incoraggiarmi nelle scelte, a consolare i miei dolori, a scacciare i mostri della notte, forse sarei riuscita a trovare le pantofole che persi quella sera e avrei potuto camminare senza farmi troppo male.<br />
Porto sempre con me la tua foto di partigiano, per ricordarmi che sono figlia di un uomo coraggioso e ho cercato anch’io di comportarmi come te, ma non so se ci sono riuscita, non so se saresti stato fiero di me…<br />
Quante volte mi sono chiesta se avresti condiviso le mie scelte, o se ti avevo deluso…<br />
Quante volte mi sono vergognata, sapendo che avresti disapprovato il mio comportamento…<br />
Ma sono sicura che, nonostante tutto, avresti sempre rispettato la mia libertà, anche quando sapevi che sarei andata incontro a grandi delusioni.<br />
Quando me ne sono andata da Milano, ti ho lasciato laggiù, in quel luogo orribile e tanto triste, buio, grigio, dimenticato, dove venivano relegati i “senza Dio”, proprio accanto al camino del forno crematorio che aveva accolto la tua bara quel sabato pomeriggio.<br />
Ci ho pensato tanto, in questi lunghi anni, e non sono mai tornata laggiù, perché sapevo che tu non eri là.<br />
Tu sei sempre stato qui con me e mi hai vista piangere, ridere, amare, odiare, cantare, urlare, desiderare la vita e la morte… finché, forse per egoismo, o per amore, ti ho strappato alla tua città per portarti qui, al sole e al tepore del lago, pochi mesi prima che la mamma se ne andasse, per non lasciarla sola…<br />
Perdonami papà, ma oggi che non ho più nessuno, mi illudo che, almeno tu, sia finalmente felice, vicino a lei… perché siete di nuovo insieme, voi due… almeno voi… che non avete mai avuto dubbi sul vostro amore.<br />
E non arrabbiarti se ho voluto compiere l’ultima eresia, contro il parere di tutti…<br />
Ho scelto una nuova fotografia per la tua lapide: tu che abbracci tua figlia bambina, perché sono tanto stanca, di continuare a camminare a piedi scalzi e ho bisogno di non sentirmi sola…</p>
<p><em><strong>Sergio Perozzi Milano 11/4/1925 – 22/11/1963</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=1000</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Appartamento in vendita</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=809</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=809#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 18:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[appartamento]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[oilioilera]]></category>
		<category><![CDATA[perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=809</guid>
		<description><![CDATA[«TRE LOCALI PIÙ SERVIZI, CON RIPOSTIGLIO, DUE BALCONI E CANTINA, VENDESI AL QUARTO PIANO DI PALAZZO SIGNORILE CON ASCENSORE ED AMPIO GIARDINO CONDOMINIALE». Era il giorno del suo compleanno, quando Marina decise che avrebbe venduto la casa di Milano. Non &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=809">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/03/Webfinspecc.jpg"><img class="size-medium wp-image-810 alignleft" title="EPSON DSC picture" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/03/Webfinspecc-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a><span style="color: #800000;">«TRE LOCALI PIÙ SERVIZI, CON RIPOSTIGLIO, DUE BALCONI E CANTINA, VENDESI AL QUARTO PIANO DI PALAZZO SIGNORILE CON ASCENSORE ED AMPIO GIARDINO CONDOMINIALE».<br />
Era il giorno del suo compleanno, quando Marina decise che avrebbe venduto la casa di Milano.<br />
Non era del tutto sua, in verità, perché una parte apparteneva ancora a sua madre Valentina, ma era ormai chiusa da anni, lasciata lì, in Stand by, in attesa che qualcuno girasse la chiave nella toppa.<br />
Pushhhh-On sul contatore della luce<br />
Trrr! Trrr! Trrr! Le tapparelle in alluminio laccato bianco che salgono<br />
Sccccc! L’acqua dai rubinetti che scarica la ruggine dalle tubature…<br />
Come una bella principessa addormentata, al primo raggio di sole anche la casa si sarebbe risvegliata, come se fosse passato soltanto qualche istante dall’ultima volta che i suoi abitanti si erano chiusi alle spalle la pesante porta blindata.<br />
Frrrr! Clac! Clac! Clac! Clac! Cigolarono il pomello in rotazione e i cilindri d’acciaio mentre pugnalavano con quattro mandate lo stipite rinforzato in acciaio.<br />
Valentina, da quando era rimasta sola per la seconda volta, aveva trasferito il suo corpo nella casa di villeggiatura, sul lago, dove la figlia viveva ormai da trent’anni, lasciando il suo cuore a Milano, insieme ai mobili, alla biancheria della dote, ai servizi da caffè «Mitterteich-Bavaria U.S.Zone» dono di nozze nel lontano 1951.<br />
Marina non aveva mai capito tanta ostinazione nel voler tenere quell’appartamento, che era diventato soltanto una fonte inesauribile di spese, uno stillicidio di bollette condominiali che si sommavano a quelle del canone di luce, gas, telefono a consumo zero. Non era nemmeno riuscita a convincere la madre ad affittarlo, magari a qualcuno che aveva la necessità di stabilirsi in città per motivi di studio: “Con la metropolitana proprio di fronte, raggiungere l’Università è questione di poche fermate e non mancano certo le offerte” Ragionava Marina, ma Valentina era irremovibile: “Quella casa è il mio mausoleo! Non si sa mai: potrei, un giorno, sentirmi meglio e aver voglia di ritornarvi, anche solo per qualche giorno”.<br />
Invece la depressione si fece più profonda, sopraggiunse anche la malattia e il languore del lago ebbe il sopravvento sulla sua fragilità e sulla sua caparbietà, tanto da ridurla in un torpore che aveva minato per sempre la volontà di mantenere ben salde le radici nella sua città.<br />
Così Marina ne aveva approfittato: quel giorno sua madre non le aveva fatto gli auguri, ormai viveva nel silenzio di un mondo tutto suo, popolato dai fantasmi del passato. Per questo motivo aveva pensato di punirla entrando nell’agenzia immobiliare per sbarazzarsi dell’abitazione milanese.<br />
Quando, tre mesi dopo, le telefonarono per dirle che c’era qualcuno interessato all’appartamento, Marina capì che non poteva più rimandare: doveva trovare il coraggio di rivedere la casa.<br />
Mrrrrr: Dump! L’ascensore si fermò al quarto piano.<br />
Clac! Clac! Clac! Clac!  E i pugnali abbandonarono lo stipite ferito.<br />
Frrrrr! Si lamentò appena il pomello color bronzo, che, senza far resistenza, scoperchiò a Marina il vaso di Pandora del suo passato.<br />
Dov’era il bel pavimento tirato a cera, di cui Valentina era tanto orgogliosa? Lastre opache, venature corrose dal cancro del marmo, inquietanti rigonfiamenti ne butteravano la superficie, simili al ribollire di un magma sotterraneo che, da un momento all’altro, avrebbe potuto esplodere con tutta la sua aggressività.<br />
Il raggio di un pallido sole infiltrato mise in movimento milioni di corpuscoli: una polverosa danza di benvenuto che scomparve al Pushhhh-On che inondò di luce artificiale l’anticamera.<br />
Fu allora che Marina li vide.<br />
La cagnetta Laika era ancora lì, nascosta nella carrozzina delle bambole, a farsi scorazzare su e giù per la casa, finchè al grido di “Dove seeei?” allungava naso dalle tendine, tra la sorpresa e l’ilarità di tutti, che fingevano di non sapere.<br />
C’era suo padre, con quell’unico schiaffo della sua vita, di reazione spaventata per il morso di Pippo, il lupone di nonna Giselda, che Marina aveva innervosito con una scatola di formaggini Milkana…<br />
In sala i segni del pianoforte, sul quale le sue dita si erano affaticate durante le interminabili ore di studio, alleviate dalla fragrante ciambella di zia Giannina, che ogni venerdì, arrivava da Piola, tre fermate di Linea Verde, per passare il pomeriggio con la pronipote… anche quella sera di novembre, quando le note del Clementi si trasformarono nella stridente sirena di un’ambulanza, per strapparle il padre, senza nemmeno il tempo di un addio.<br />
E vide sua nonna, comunista tutta d’un pezzo, che entrava in chiesa di nascosto per regalare catenine alla Madonnina sull’altare ogni volta che l’ansia e la preoccupazione per figli e nipoti le facevano dimenticare la Rivoluzione…<br />
“Dai nonna, racconta di quando facevi «la piccinina» per la sarta e attraversavi Milano affondando gli stivali nella neve per consegnare le confezioni… Racconta di quando facevi l’operaia alla Olap, del cottimo e di quando il mio papà, quel primo maggio 1944, riuscì con il suo amico Arnaldo a far sventolare su Piazza Leonardo da Vinci quella bandiera rossa spuntata dal tetto della fabbrica… Dai, nonna, racconta…”<br />
Ci vollero quattro mesi e tre spedizioni, per liberare l’appartamento e Valentina firmò la procura credendola una delega per l’assemblea di condominio. Libri, lenzuola di lino e servizi Mitterteich-Bavaria U.S.Zone sfollarono sul lago, i mobili, invece, furono abbandonati laggiù, all’indifferenza dei nuovi proprietari nei confronti dei ricordi che custodivano: una bambina in lacrime il giorno della Prima Comunione senza il suo papà, una giovane donna raggiante, in abito da sposa, pronta a volarsene via, convinta di aver tagliato il cordone ombelicale con la sua città…<br />
Prima di chiudere per l’ultima volta la porta Marina smontò una seggiolina di legno scolorito: “La terrò sul mio balcone, ci appoggerò i piedi, non so…”<br />
Poi Grrrr! Clac! Clac! Clac! Clac!<br />
Salì in macchina senza voltarsi, senza una lacrima: “Addio, non ti vedrò mai più”.<br />
E il suo passato svanì come una bolla di sapone al sole.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=809</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Diario di bordo Intercity 591</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=697</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=697#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 21:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[oilioilera]]></category>
		<category><![CDATA[partenope]]></category>
		<category><![CDATA[perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere.info]]></category>
		<category><![CDATA[stazione centrale]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=697</guid>
		<description><![CDATA[Milano-Stazione Centrale: “Il treno Intercity 591 Partenope delle ore 11,10 è in partenza dal binario… L’arrivo a Napoli è previsto per le ore…” Viaggio di lavoro, il mio, e fuga… Il posto n.115 è vicino al finestrino. Fotografo una coppia &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=697">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/02/minipartenope.jpg"><img class="size-medium wp-image-698 alignleft" title="minipartenope" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/02/minipartenope-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="color: #000080;">Milano-Stazione Centrale: “Il treno Intercity 591 Partenope delle ore 11,10 è in partenza dal binario… L’arrivo a Napoli è previsto per le ore…”<br />
Viaggio di lavoro, il mio, e fuga…<br />
Il posto n.115 è vicino al finestrino.<br />
Fotografo una coppia che si bacia sulla pensilina: attraverso il vetro sporco sembra avvolta nella nebbia, o bagnata dalla pioggia. Lei piange, lui l’abbraccia di nuovo e la bacia ancora, poi lei sale.<br />
Partono contemporaneamente, il treno e il mio MMS “L’ultimo bacio”… Il bacio che io, invece, non ho dato, stamattina, mentre abbandonavo mia madre morente, nel letto di una casa di cura.<br />
“Tu-tum… Tu-tum…” Sussurra il treno, mentre sfreccia attraverso la pianura padana, così piatta, lontana, indifferente…<br />
Passeggio tra le carrozze e osservo la gente: c’è chi parla, chi tace e dorme, appoggiato al finestrino, chi sgranocchia seduto in corridoio. Un neonato si è appena appisolato tra le braccia della sua mamma: gli occhi due fessure, che tagliano appena il faccino rotondo. Tre studenti, al computer, correggono l’ultimo elaborato, prima dell’esame…<br />
A Reggio Emilia un’ondata di passeggeri sale in fretta. Un uomo con due grandi valigie corre verso la carrozza n. 8, temendo che il treno riprenda la sua corsa senza di lui.<br />
Penso alla carrozza che trasportò Pinocchio e Lucignolo nel Paese dei balocchi: ad ogni tappa frotte di ragazzi la prendevano d’assalto, ignari del loro destino…<br />
Questa pianura è interminabile, cascine e casali a ripetizione: Tu-tum…Tu-tum…<br />
Vorrei rimanere all’infinito sull’IC 591-carrozza n.8-posto n.115, ad osservare le persone, per indovinarne i pensieri, per accompagnarle nel loro viaggio, perché il mio non voglio condividerlo: il dolore non si può condividere.<br />
Così cerco di ascoltare i passeggeri che litigano per le prenotazioni, illudendomi di dimenticare quel luogo orribile, travestito da Paradiso per ricchi, con camera singola vista lago e Valentina…<br />
Lo sguardo di mia madre mi tormenta: ora immobile, ora terrorizzato, con i lacrimoni che scendono dagli angoli di quegli occhi gonfi ed arrossati, mentre le stringo la mano, sussurrandole che è tutto a posto, che non è successo niente… Ma lei l’ha capito, che se ne sta andando, che mi sta lasciando…<br />
Così non l’ho baciata, prima di partire, sentendomi comunque un Giuda.<br />
Tolgo dalla borsa l’Ipod: ora infilerò gli auricolari, staccherò i contatti con il mondo, alzerò il volume, ubriacandomi di musica e assumerò quello sguardo un po’ ebete, perso nel vuoto, che mi fa sempre ridere quando l’osservo sul volto degli altri.<br />
Tentativo fallito.<br />
Il mio cervello non può andare in stand-by: nello scompartimento si è appena installata una famigliola. “Volete favorire?” Mi chiede la figlia in napoletano stretto, mentre addenta un fragrante panino con la mortadella. “No, grazie”. Rispondo educatamente, infilando l’Ipod in tasca. Confesso che le mie orecchie preferiscono lasciarsi cullare dalla musica di questa lingua, così dolce e sanguigna nello stesso tempo.<br />
Dopo Bologna il paesaggio incomincia finalmente a muoversi, piegandosi, gonfiandosi, ammorbidendosi come le zinne di una bella ragazza, poi, all’uscita di una galleria nel cuore degli Appennini, il cielo sereno ci abbandona di colpo, lasciando spazio ai nuvoloni minacciosi di un temporale incombente.<br />
L’improvvisa aria fredda che esce dai bocchettoni sotto al finestrino, riattiva la comunicazione con i napoletani, i quali mi offrono un fragrante caffé zuccherato, che questa volta accetto volentieri.<br />
“Sono stupidamente felice” Ti scrivo in un SMS. “Non devi sentirti in colpa” Rispondi.<br />
Siamo solo ad Arezzo e abbiamo mezz’ora di ritardo. Sulle montagne, qua e là, qualche macchia bianca, di neve, e da un po’ il cellulare è muto, ma chi se ne importa: sono sulla carrozza dell’Omino di burro e i miei sensi di colpa sono anestetizzati.<br />
Se il tempo rallentasse…<br />
STOP!<br />
Fermo immagine, Slow motion: un battito di ciglia diventa infinito e questo cielo di temporale mozzafiato va len-ta-men-te a scontrarsi con la quiete di questa campagna verde smeraldo, attraversata da una ragnatela di strade bianche.<br />
I tuoi messaggi hanno ripreso ad arrivare: “Non macchinare troppo, goditela!”. Infatti non rispondo e finalmente mi appisolo…<br />
“Orte: prossima fermata, Orte!” E’ la voce del capotreno a risvegliarmi e il tempo, a fatica, riprende a scorrere: TIC-TAC…<br />
Sto per abbandonare il mio limbo, che mi ha protetta e cullata per qualche ora.<br />
Esco in fretta dallo scompartimento, baciando i napoletani come se fossero miei parenti, aiuto una giovane mamma a far scendere la sua bambina e poi tocca a me: ecco, sono fuori!<br />
Nel crepuscolo pungente di questa triste pensilina laziale osservo ancora una volta l’Intercity 591 Partenope, mentre riprende la sua fuga: Tu-tum…Tu-Tum…<br />
Finalmente ho capito: il vero compito dei treni è quello di custodire e proteggere i sentimenti, rattoppare strappi, medicare ferite, concedere qualche momento di tregua…<br />
Poi m’incammino spedita verso l’uscita, senza più voltarmi indietro. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">P.S. La prima stesura di questo &#8220;diario di bordo&#8221; risale alla fine di marzo 2008. Il primo aprile di quello stesso anno mia madre morì.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=697</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le valigie dei sogni</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=633</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=633#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 20:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie: riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[oilioilera]]></category>
		<category><![CDATA[perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere.info]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>
		<category><![CDATA[stazione]]></category>
		<category><![CDATA[treni]]></category>
		<category><![CDATA[valigie]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=633</guid>
		<description><![CDATA[Partono, i convogli, con valigie foderate di sogni che si rincorrono come onde di lago in cerca di spumeggiante voglia d&#8217;ebrezza che sciolga la solitudine dei rassegnati amanti. Si sfiorano, le mani, smaniose d&#8217;intrecciarsi ancora per sfogliar la margherita dei &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=633">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/02/Wbpartenope.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-634" title="Wbpartenope" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/02/Wbpartenope-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="color: #008000;">Partono, i convogli,<br />
con valigie foderate di sogni<br />
che si rincorrono come onde di lago<br />
in cerca di spumeggiante voglia d&#8217;ebrezza<br />
che sciolga la solitudine dei rassegnati amanti.</span></p>
<p><span style="color: #008000;">Si sfiorano, le mani,<br />
smaniose d&#8217;intrecciarsi ancora<br />
per sfogliar la margherita dei desideri,<br />
petali come soffice guanciale<br />
su cui adagiare interrogativi di dubbiose menti.</span></p>
<p><span style="color: #008000;">Nel fischio prolungato<br />
di un capostazione indifferente<br />
si frantuma l&#8217;ultimo bacio,<br />
che scivola sui binari della nostalgia,<br />
evaporato nel tenue profumo<br />
di un lucida labbra al sapore di fragola<br />
confuso col metallico pulviscolo<br />
di un ritmico sferragliar di treno,<br />
che accelerando se ne va.</span></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gatAJVtjG2s" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/gatAJVtjG2s"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=633</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Respiro arcano</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=517</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=517#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 23:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie: memoria]]></category>
		<category><![CDATA[darsena]]></category>
		<category><![CDATA[gioventù]]></category>
		<category><![CDATA[lago]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[navigli]]></category>
		<category><![CDATA[nebbia]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[oilioilera]]></category>
		<category><![CDATA[perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[porto]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere.info]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggia]]></category>
		<category><![CDATA[vapore]]></category>
		<category><![CDATA[yotube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=517</guid>
		<description><![CDATA[Non un raggio di sole filtra da questa rete di bruma spettrale, garza bagnata sdraiata tra la spiaggia e il lago, lamentosa presenza tradita da un beccheggiar di chiglie nell&#8217;inconsistente porto. Perdersi in questo vapore lattiginoso, cangiante ragnatela sui capelli &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=517">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/01/minifog11.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-518" title="minifog1" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/01/minifog11-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Non un raggio di sole filtra<br />
da questa rete di bruma spettrale,<br />
garza bagnata sdraiata<br />
tra la spiaggia e il lago,<br />
lamentosa presenza tradita<br />
da un beccheggiar di chiglie<br />
nell&#8217;inconsistente porto.</p>
<p>Perdersi in questo vapore<br />
lattiginoso,<br />
cangiante ragnatela<br />
sui capelli bagnati,<br />
che la pelle assetata di ricordi<br />
assorbe, e gli occhi,<br />
sazi d&#8217;improvviso pianto.</p>
<p>S&#8217;incarna una darsena<br />
coi suoi Navigli,<br />
nebulizzando il respiro arcano<br />
di una gioventù che non ritorna.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/AXS-lf5-qYs&amp;feature" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/AXS-lf5-qYs&amp;feature"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=517</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le risate degli infermi</title>
		<link>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=496</link>
		<comments>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=496#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 01:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie: riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[città studi]]></category>
		<category><![CDATA[dipartimento]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà]]></category>
		<category><![CDATA[giampiero iezzi]]></category>
		<category><![CDATA[istituto besta]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nemesis]]></category>
		<category><![CDATA[oilioilera]]></category>
		<category><![CDATA[perozzi]]></category>
		<category><![CDATA[politecnico]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere.info]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=496</guid>
		<description><![CDATA[La freccia indica la finestra della stanza di Giampiero Iezzi, ricoverato presso l&#8217;Istituto C. Besta di Milano, in attesa di sapere se potrà essere operato per ridurre gli effetti del suo Parkinson. Di fronte all&#8217;Istituto si trova il Dipartimento di &#8230; <a href="https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?p=496">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><em><strong>La freccia indica la finestra della stanza di Giampiero Iezzi, ricoverato presso l&#8217;Istituto C. Besta di Milano, in attesa di sapere se potrà essere operato per ridurre gli effetti del suo Parkinson.</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><em><strong>Di fronte all&#8217;Istituto si trova il Dipartimento di Fisica del Politecnico</strong></em></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/01/WebBesta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-497" title="WebBesta" src="http://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/wp-content/uploads/2011/01/WebBesta.jpg" alt="" width="284" height="233" /></a></p>
<p>Candidi asfittici ciclamini<br />
sul davanzale della finestra<br />
dai vetri appannati di sospiri e di dolori<br />
piegano lo stelo verso il cortile<br />
del Dipartimento infreddolito<br />
coricato fra i prati brinati di Città Studi.</p>
<p>Petali intaccati da corrosivo enfisemico smog<br />
che aspirano a giovani contrastanti risate,<br />
per rintuzzare i gemiti soffocati degl&#8217;infermi,<br />
adeguati al ritmo di piedi tumefatti<br />
strascicanti in pantofole imbottite<br />
d&#8217;amarezza e rassegnazione.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/OdsSfsu9D6E&amp;feature" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/OdsSfsu9D6E&amp;feature"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.marinaperozzi.it/sullealidinemesis/?feed=rss2&#038;p=496</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
