“Gaza, Ucraina: venti di Pace e scenari di guerra – Quale futuro per l’Italia e il mondo?” Ne hanno parlato il sen. Alessandro Alfieri e Alice Bernardoni, segretaria Provinciale PD, venerdì 28 novembre scorso presso il Punto d’Incontro di Maccagno con P.V. in una serata promossa dal Circolo locale del PD, introdotta e moderata dal Consigliere Provinciale Fabio Passera.
Questa è stata la prima di altrettante serate dedicate a tematiche importanti, come Sanità e Lavoro, soprattutto quello sottopagato e del salario minimo. Anche Malpensa e i problemi ambientali collegati saranno oggetto di attenzione, ma il recente arresto del consigliere regionale PD Paolo Romano, imbarcato sulla Karma, una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla abbordate dall’esercito israeliano nella serata del 1° ottobre scorso, ha richiesto la necessità di affrontare questo argomento così delicato partendo proprio dall’ascolto dei comuni, per i quali la Provincia «resta importantissima, nonostante il suo depotenziamento – ha esordito Alice Bernardini – e nella quale gli esponenti del PD reggono la maggioranza del Presidente Magrini attraverso un’alleanza programmatica e riuscendo ad essere incisivi rimanendo tra le persone».
Qual è, dunque, il futuro del nostro Paese? La guerra imperversa ad ogni latitudine, dal Camerun allo Yemen, da Gaza all’Ucraina, come ha recentemente sottolineato anche il Pontefice Leone XIV. Allora è d’obbligo una riflessione su un’Europa che, dal punto di vista politico, si trova tuttora nelle mani degli USA di Trump e della sua squadra: «Questo suo secondo mandato gli permette di fare ciò che vuole, perciò ha messo in atto la costruzione di un nuovo ordine internazionale, con una riforma delle regole precedenti e tagliando le risorse all’ONU, rendendo gli interventi, anche nelle zone più disperate dell’Africa, molto più problematici».
Le politiche adottate dal governo Trump hanno provocato il blocco dello sviluppo di nuovi progetti di energia eolica a favore di una politica di sostegno ai combustibili fossili, causando la sospensione di progetti, la perdita di investimenti e un’incertezza generale nel settore; privilegiati investimenti su petrolio e gas texano e ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano ad uso esclusivamente pacifico, con la prossima reintroduzione delle sanzioni USA precedentemente sospese, mettendo di fatto in difficoltà quegli attori internazionali – come i paesi europei – che in questi mesi avevano espresso la volontà di rimanere parte dell’accordo.
E che dire della “coalizione dei volenterosi”? Il Piano di Pace per l’Ucraina guidato da Francia e Regno Unito, nel quale i leader continentali cercano di colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti con un nuovo piano di pace e maggiori investimenti nella difesa, non vede l’Italia tra i suoi membri, a causa della sua riluttanza a inviare truppe in Ucraina, motivo che rende incoerente la partecipazione a incontri con obiettivi che non può sostenere, «impedendo, di fatto, un’autentica unione dei paesi europei, definiti da Trump “una banda di scrocconi e debosciati, vissuti sulle spalle degli americani, i quali hanno tenuto in vita imprese e fornito risorse per garantire stabilità e sicurezza del nostro continente”».
Un’Europa disarticolata che non trova la sua giusta collocazione nello scenario internazionale, la cui presenza è resa difficile anche dalla presenza di Elon Musk, il controverso imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense patron di Tesla e Space X, ideatore di progetti dall’internet satellitare a Twitter e al rapporto con le criptovalute, «sviluppando servizi che in Europa si fa fatica ad avere. Se non sapremo investire sulla dimensione europea, rischiamo di diventare una piccola provincia subordinata alla potenza cinese, che sta espandendo il suo impero anche in Africa, comprando terre, costruendo in maniera scientifica anche in Bangladesh, investendo in Sri Lanka e Pakistan e alla quale si sono aggiunti altri paesi con un tasso di crescita enorme. E la Russia, che non può più vendere a noi il gas, si è rivolta a nuovi mercati».
La stessa politica di Trump indebolisce un’Europa che perfino nel parlare dei morti di Gaza non riusciva a mettersi d’accordo: «Agende e sensibilità differenti, con lacrime di coccodrillo: le stesse di quando abbiamo deciso di lasciare l’Afghanistan. L’Europa per anni ha costruito progetti di emancipazione, soprattutto femminile, ma si è fermata; ci siamo ritirati per mancanza di una soggettività unica, con Paesi attenti ai rapporti con la Russia perché acquistano il suo gas a prezzi bassi e ottengono il consenso dei cittadini, come i polacchi e i baltici. E che dire del Qatar? Finanzia Hamas, ma ospita nel suo territorio la più grande base militare americana». Ecco perché spostare risorse sulla Difesa è così difficile e l’unica via d’uscita è quella di costruire un nucleo di difesa estera comune, come fu fatto con Schengen, l’area di libera circolazione firmato da 27 paesi europei nel 1985.
Lo stesso fallimento del summit di Anchorage (Alaska) dell’agosto 2025 tra Trump e Putin ha regalato a quest’ultimo una legittimazione che l’Europa non può ignorare. Obiettivo statunitense era quello di cercare di avviare un processo di “cessate il fuoco” nell’aggressione della Russia all’Ucraina; Il lunedì successivo il Presidente dell’Ucraina Volodymir Zelensky ed i capi di stato dei più importanti paesi dell’Unione Europea, insieme alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von del Leyen, hanno raggiunto Washington per evitare un accordo USA-Russia che li avrebbe esclusi e per salvaguardare la posizione europea all’interno della risoluzione del conflitto. L’UE, dunque, si trova di fronte a una scelta: accettare un ruolo da comparsa o mettersi nella condizione di pretendere un posto al tavolo delle decisioni, prima che sia troppo tardi.
A tutto ciò si aggiunge il polso dell’opinione pubblica: «Gente frustrata e incazzata che ha incominciato a manifestare, anche di fronte ad un sentimento di ingiustizia per Gaza e Ucraina. Non abbiamo fatto nulla per aiutarli tranne ospitare ragazzini/e che necessitavano di cure. Un governo dovrebbe invece introdurre iniziative diplomatiche, di fronte ad un cessate il fuoco complicato da ottenere e aiuti che entrano con grande difficoltà». Ha proseguito Alfieri.
Possibile una ripetizione degli Accordi di Abramo, quel “capolavoro politico e diplomatico” del mediatore e pacificatore Trump che, durante il suo primo mandato permisero una serie di intese con l’obiettivo di normalizzare le relazioni tra Israele, Emirati Arabi, Berheim, Sudan e Marocco?
Il nuovo piano di Pace promosso dal Presidente USA prevede il riconoscimento di Crimea e Donbass come territori legittimamente russi, in cambio di garanzie di sicurezza; adesione verso la UE ma non nella NATO. Il progetto includerebbe anche limitazioni sulla dimensione dell’esercito ucraino e sulle sue armi a lungo raggio in cambio di garanzie di sicurezza statunitensi.
Ancora una volta gli USA come sceriffi planetari? Ecco perché è necessario proporre «un’alternativa, superando i nazionalismi e sostenendo un’unione europea, investendo su un gruppo di paesi volonterosi, con una difesa antiaerea e anti droni». Non dimentichiamo che il nostro Paese possiede carri armati Leopard dotati del 65% di componentistica europea. Introdurre politiche che permettano all’Europa di intervenire significa non limitarsi agli slogan, spiegando anche: «il significato di “investimenti nella difesa”, soprattutto in sommergibili, droni, robottini che controllino gli atti di sabotaggio sottomarino (underwater)».
Nel rispondere alle domande del numeroso pubblico il sen. Alfieri ha ribadito con fermezza la necessità che l’Italia prenda posizioni forti a livello europeo soprattutto sul riconoscimento della Palestina, come del resto ha fatto anche il presidente francese Macron, alimentando la prospettiva di due popoli in due stati.
La nostra società si sta militarizzando? Certamente no, ma si ammette il bisogno di avere tecnici informatici e professionalità specifiche, come la Sanità Militare, che già fu estremamente utile nel periodo dell’emergenza Covid: formando persone anche attraverso concorsi. Da non sottovalutare inoltre la possibilità di utilizzare volontari in ferma temporanea, da non confondere con il vecchio concetto di leva.
Alcune battaglie servono al Paese e il PD sì è sempre preso le necessarie responsabilità, anche di fronte a scelte impopolari, ma ora è necessario trovare il tempo per il “racconto”.
«Ci serve la difesa antiaerea anti-drone, abbiamo bisogno di fare investimenti sui cavi subacquei, nuovi sonar per eventuali minacce, che vanno raccontate e spiegate. Putin si fermerà? Sono molto cauto, ma sicuramente qualcosa è cambiato nella percezione della geo-politica, soprattutto per noi, abituati a non avere una guerra nel cuore dell’Europa; anche Finlandia e Svezia, prima neutrali, oggi sono membri della NATO. Per ora gli europei hanno rafforzato i confini e Putin ha bisogno di raccontare una vittoria, legittimando i paesi Russofoni». Con queste parole si è concluso il brillante, imparziale intervento del sen. Alfieri su una situazione che, per il momento, non si può ancora definire una storia a lieto fine, ma aperta a possibili ulteriori infiltrazioni di “venti di Pace”.