Una storia a lieto fine merita sempre di essere narrata, ripercorrendo le fasi di un percorso che magari non è sempre stato privo di ostacoli e momenti dolorosi; una storia a lieto fine merita di vedere sul palcoscenico i suoi protagonisti, perché ognuno di loro ha rappresentato un indispensabile tassello affinché potesse essere consegnata al mondo con tutto il suo stupore.
Una storia a lieto fine ha bisogno di portare con sé anche il ricordo di coloro che non hanno fatto in tempo a vedere l’epilogo di quell’avventura, intrapresa con tanto entusiasmo, amore e sete di conoscenza. Infine, una storia a lieto fine ha bisogno di non essere dispersa nel vento, ma conservata in uno scrigno prezioso, per esempio in un libro: ogni capitolo come un gioiello d’inestimabile valore da tramandare non solo genericamente ai propri figli, ma ad un intero territorio, che ha saputo pazientemente e gelosamente custodirne i frammenti, fiducioso che, prima o poi, sarebbe accaduto il miracolo di riportare in luce ciò che era soltanto nascosto, ma vivo, nel cuore e nella devozione popolare.
Stiamo parlando del libro dedicato all’immagine dell’antico affresco del XVI secolo raffigurante la Madonna di Loreto, celato per oltre 100 anni nella facciata del più antico luogo di culto germignaghese: la chiesa di S. Giovanni. “La vergine dimenticata – Storia di un affresco ritrovato e della chiesa che lo celava”, è frutto delle ricerche dello studioso Renzo Fazio pubblicate da “Ra Fiùmm” Associazione culturale Carlo Alessandro Pisoni” presso la Litografia Stephan S.r.L. di Germignaga.
Il volume è stato presentato lo scorso 7 dicembre proprio nel luogo tanto caro soprattutto a Pisoni, lo studioso scomparso prematuramente il 26 aprile 2021 a causa del Covid, il quale era particolarmente legato a questo luogo e al mistero che celava. La stessa Associazione “Ra fiùmm” aveva come obiettivo primario proprio il restauro completo della facciata della chiesa di S. Giovanni: dall’antico portone in legno a tutte le parti in pietra, fino alla vetrata che appare nella serliana (arco affiancato da due aperture più piccole) sopra il portone. Grande e impegnativo lavoro preceduto da indagini minuziose alla ricerca di conferme o di nuovi sviluppi di una vicenda che ancora non era chiaro se si trattava di una leggenda metropolitana o poteva sfociare in una vera e propria indagine archeologica.
Pochi e labili gli indizi lasciati dal germignaghese Attilio Bricchi, il quale, sul primo numero della rivista “Sul Lago Maggiore” pubblicata il 1° gennaio 1905 aveva scritto: “La chiesa di S. Giovanni è antichissima. Rude e malandata. Ma un delicato profumo di poesia effondono sempre quelle vecchie mura scrostate, quegli strani dipinti dei secoli addietro che, sulla facciata e nelle interne cappelle, rappresentando i Santi tutelari del paese, ricordano ai germignaghesi la fede semplice e buona…”
Alla fine, tanta tenacia è stata premiata con il ritrovamento di questa preziosa testimonianza di “devozione prealpina”. Durante la presentazione il parroco don Luca Ciotti ha sottolineato che «Ogni ritrovamento è motivo di gioia e di meraviglia. Ancora di più quando questo avviene nelle proprie terre, nei luoghi dei propri affetti… Riportare alla luce, far emergere ciò che era nascosto, permettere a tutti di nutrirsi della bellezza: è ciò che è avvenuto per questa e per molte opere d’arte, ma che a dire il vero, potrebbe avvenire per quell’opera d’arte che è l’uomo, di cui spesso facciamo fatica a scoprire i tesori nascosti dietro la facciata».
E proprio su quest’ultima ha insistito la prof.ssa Barbara Colli nella sua presentazione, corredata da alcune interessanti diapositive: «È sulla facciata di questa chiesa che, presumibilmente nei primi decenni del ‘500, è stata effigiata la Madonna di Loreto che ha accompagnato la nostra comunità per secoli, se all’inizio del ‘900 una cartolina ne recava ancora una tracia minuscola ma viva: presa da lontano, solo un’ombra sembra comparire a sinistra del portone d’ingresso, un’ombra sfuggente agli sguardi, ma non sfuggita a chi di Germignaga nel tempo ha sempre più saputo leggere non solo la storia, ma l’anima. La Madonna di Loreto da oltre un secolo aspettava di tornare alla luce ed è per questo che a Renzo Fazio, Giovanni Corbellini (che dell’Associazione Ra Fiùmm – Carlo Pisoni è stato il più fervido promotore), ai soci che tanto generosamente l’hanno sostenuta, va il ringraziamento più sentito della nostra comunità, come alla cara memoria di Carlo Alessandro Pisoni e del padre Pier Giacomo la gratitudine per averci insegnato a impegnarci a cercare nella Storia l’impronta eterna dell’uomo».
Il pomeriggio è stato allietato anche da alcuni brani eseguiti dall’Ensemble vocale “Banchetto degli oziosi”, che ha proposto melodie di Monteverdi, Giovanni Pierluigi da Palestrina, William Byrd e Aquilino Coppini
