Luce da Luce – Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

LocandinaUn dialogo basato sulla conoscenza”: così si potrebbe sintetizzare il concetto di intercultura, ma è possibile parlare di progetti di interculturalità eliminando l’aspetto religioso? Sembra infatti che il “sacro” sia sottratto al dialogo interculturale perché si teme di inoltrarsi in un territorio minato, profanando un argomento intoccabile nel quale ancora oggi si radicano e si alimentano incomprensioni, distorsioni, caricature, ostilità. In questo modo, però, il concetto di intercultura resta incompleto, rischiando di far fallire il progetto di apertura e comunicazione tra i popoli. Dobbiamo, quindi, accettare un “silenzio del sacro”, oppure trasformare questa assenza in “voci del sacro”, con lo scopo di promuovere autentico rispetto e dialogo? E in quale modo il “dialogo ecumenico” tra le Chiese Cristiane può contribuire a promuovere unità di preghiera e comunione?

A questo scopo è stata organizzata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, con una serie di momenti devozionali organizzati nella zona Pastorale II di Varese, che, mercoledì 21 gennaio, hanno visto protagonista anche il Santuario del Carmine di Luino, con un primo momento di preghiera a cura della Chiesa Evangelica Metodista di Luino, della Comunità Monastica SS Trinità di Dumenza e del Decanato di Luino. La veglia è stata anche l’occasione per la presentazione della “Traduzione Letteraria Ecumenica del Nuovo Testamento (TLE)”, nuova versione del Nuovo Testamento in italiano, frutto di una collaborazione tra le Chiese cattoliche, ortodosse ed evangeliche, con lo scopo di condividere la Bibbia con un testo aderente al greco originale, per superare le divisioni confessionali. Lanciata nel 2025, rappresenta un passo importante verso l’unità ecumenica, con l’auspicio di estendere il progetto anche all’Antico Testamento.

CelebrazioneEcumenica

Luce da Luce per la Luce”, ovvero la celebrazione della Luce, ha caratterizzato la liturgia della serata, in particolare attraverso la lettura della lettera di S. Paolo agli Efesini (4,1-32), nella quale viene ricordato che il corpo di Cristo è uno solo, nonostante le differenze e le divisioni: “Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.

«Ci sono chiese diverse, ma un solo corpo di Cristo». Questo il concetto sul quale si è insistito in modo particolare durante la serata. Parole provocatorie? Solo in apparenza, perché in realtà esse contengono una grande promessa: la nostra meta è l’unità in Dio e noi siamo in cammino verso quel traguardo che deve necessariamente essere di carattere ecumenico. La conferma arriva dallo stesso San Paolo, il quale sosteneva che così si costruisce il corpo di Cristo: «fino a quando non si giungerà alla perfezione, alla completezza, mentre per ora siamo ancora in un cammino che non può essere che ecumenico».

Ecco allora che «il cammino di fede, in cui il capo cantiere è il Signore, è sempre aperto e attivo e l’unità è un dono tanto prezioso quanto fragile, perché messo nelle nostre mani umane. Ecco perché non dobbiamo dimenticare il dialogo e l’ascolto della parola di Dio nel nome di quell’unica fede che già ci unisce». Unità e Comunione frutto di incontro, dialogo e ascolto della parola di Dio in nome dell’amicizia, della fratellanza, della sorellanza e di quell’unica Fede che già ci unisce, dimenticando che in passato “le varie chiese si facevano guerra”. Ci sarà posto per tutti, indipendentemente dalla Chiesa in cui si vive, curando e conservando l’unità voluta dallo Spirito Santo?

Questo si sono augurati tutti coloro che hanno partecipato alla serata, soprattutto nel momento in cui sono stati accesi tanti lumini, che poi ognuno ha deposto lungo la scalinata all’uscita del santuario ripensando alle parole ascoltate, le quali sicuramente hanno fatto breccia anche nella diffidenza degli scettici come me.

Poi, improvvisamente, mi sono ricordata della profonda riflessione di W. Shakespeare sulla natura divina e sulla virtù umana, il quale suggeriva quanto l’amore e la compassione (misericordia) siano essenziali per avvicinarsi a Dio: “La misericordia è una delle doti di Dio, e le potenze della terra si ravvicinano tanto più a Dio, quanto più sanno unire la clemenza alla giustizia”. Allora, forse, anche il mio cammino è iniziato…

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