Gli scalpellini della Valveddasca: “scultori senza arte”

MiniGruppoConVargiuDomenica 25 gennaio scorso il Gruppo di Ricerca Storica di Laveno Mombello ha fatto tappa a Maccagno con P.V. per la presentazione della XVI edizione della rivista “Storia e storie dalla sponda magra”, che ogni anno raccoglie contributi di storia locale scritti da appassionati e studiosi del territorio. L’evento, patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Maccagno con P.V. e dalla Pro Loco, si è svolto presso il Punto d’Incontro di via Valsecchi.

Durante l’introduzione il Presidente Gianfranco Gavianu ha sottolineato l’importanza della varietà di intrecci e storie, sia individuali che collettive, inserite nel volume: un percorso non lineare e “rigido” come viene spesso imposto nelle scuole, ma «un intreccio che riguarda anche la dimensione locale, dedicata a vicende e personaggi destinati all’oblio. Questo nostro progetto cerca di strappare alla dimenticanza vicende particolari destinate ad essere ingiustamente dimenticate, con le loro particolarità individuali. Ciascun documento va recuperato perché è la testimonianza di una tradizione che non può essere dimenticata: non si tratta di un apprendimento mnemonico della storia, ma della sua elaborazione».

Tra i numerosi articoli è presente il lavoro degli alunni del liceo Sereni di Laveno, i quali hanno approfondito l’argomento relativo alla ricerca di documenti di archivio, con l’intento di stabilire una continuità generazionale.

Tra i contributi, anche il saggio di una giovane ricercatrice legata alla tradizione della ceramica lavenese Richard Ginori e quello del prof. Enrico Fuselli, lo storico esperto soprattutto di eventi riguardanti la Guardia di Finanza, che in questa occasione si è occupato, invece, della vicenda di una donna originaria della Valcuvia, abbandonata dal marito.

Non è mancato un approfondimento della dimensione storica ella geografia, attraverso il saggio di Giuseppe Musumeci, il quale si è occupato del fiume Boesio, che sfocia proprio a Laveno: «una ricostruzione che permette di verificare attraverso la morfologia del territorio elementi colti nel loro vivo intrecciarsi tra loro».

Uno sguardo anche alla storia delle suore canossiane di Besozzo e sull’ “artista gentile germignagheseGiancarlo Bertonotti, scomparso nel 2002: versatile e appassionato dell’Arte, dalle caricature, all’illustrazione di libri e perfino poeta.

Rimaniamo nell’area del Medio Verbano con l’articolo dedicato a Giuliano Bellorini all’archivio musicale della banda di Cerro: «Le bande in realtà formarono grandi sensibilità, musicisti e direttori d’orchestra, che rappresentarono la dimensione formativa recuperando la dimensione popolare».

E che dire del grande ceramista lavenese Marco Costantini? Lo scritto a lui dedicato rappresenta un diario del suo modo di lavorare, che ci pone all’interno stesso del suo lavoro creativo.

Nel territorio di Monvalle, invece, si svolsero un severo controllo e una grande repressione nel periodo della dominazione austriaca nel primo ‘800, durante la Restaurazione: di questi avvenimenti si è occupata Maria Ludovica Bardelli.

MiniRenzoNadia1Tra le varie storie narrate è inserita l’interessante vicenda dei fratelli Gambi, che va ad ampliare il già minuzioso lavoro sulla Val Veddasca raccolto nel prezioso volume “Noi della Veddasca. Cinque secoli di emigrazione e di successo” edito nel 2024.

Fu proprio grazie a questa pubblicazione che Paul Gambi, pronipote di un abitante di Lozzo emigrato in Francia a fine ‘800, durante un soggiorno nei luoghi tanto cari ai suoi familiari ha contribuito ad aggiungere informazioni che hanno permesso a Nadia Zanelli e Renzo Fazio di avviare ulteriori ricerche, con l’aggiunta di foto dell’epoca, sugli scalpellini e sulle attività estrattive nella nostra zona.

MiniRenzoNadia2L’impresa dei fratelli Gambi – un’emigrazione di mestiere”: questo il titolo del capitolo dedicato proprio alla Veddasca, che «assume oggi un valore particolare – ha sottolineato il sindaco Ivan Vargiu introducendo l’incontro e ringraziando il Presidente Gianfranco Gavianunon solo perché questo è l’ennesimo libro presentato nel comune di Maccagno con P.V., ma anche perché si racconta la storia di luoghi a me particolarmente cari, dato che ho vissuto molti anni a Lozzo».

L’ormai consolidata coppia di ricercatori Zanelli-Fazio, ha potuto così aggiungere un tassello nel mosaico di storie e memorie del nostro territorio, che va a completare il precedente e corposo volume “Noi della Veddasca – Cinque secoli di emigrazioni e successi”: «L’emigrazione in valle è antica: legata a trovare sbocchi lavorativi nel campo dell’edilizia, occupazioni che richiedevano competenze specifiche. Con i nostri migranti, oltre a nomi noti come quelli della famiglia Nosetti, che ebbe anche un ramo in Ticino e un altro presente con un’impresa edilizia, ricordiamo anche Melchiorre Nosetti, che realizzò importanti opere a Como, tra le quali la tomba di Alessandro Volta. Non dimentichiamo che con questi artigiani lavoravano anche i garzoni, quasi sempre ragazzini appena tredicenni».

MiniRenzoNadiaCassisNonostante il meticoloso lavoro d’indagine, rivolto soprattutto a figure che ebbero successo, qualcosa era però sfuggito ai due ricercatori, come la storia dei fratelli Gambi. Grazie alle Proloco di Germignaga e di Maccagno sono stati contattati i familiari, i quali hanno fatto pervenire un piccolo faldone scritto in francese, nel quale erano contenuti documenti e immagini molto interessanti. Ecco, dunque, l’origine di questa appendice, che, guarda caso, parte da Lozzo, in alta Val Veddasca, e va a finire a Cassis, in Costa Azzurra, dove si estraeva una magnifica pietra calcarea bianca, di bassa porosità, durezza e densità proveniente dal massiccio delle Calanques, particolarmente adatta per l’edilizia, piani di lavoro, lavandini, monumenti, bordi piscina, davanzali, pietre ornamentali, pareti, pavimenti e altri progetti di design.

MiniLuigiSalvatoreGambiProtagonisti di questa storia sono Valentino e Luigi Salvatore Gambi, i quali avevano appreso il mestiere con lo scopo di realizzare terrazzamenti per la coltivazione. Le loro conoscenze erano particolarmente raffinate, perché sapevano utilizzare le beole, molto apprezzate in edilizia, come materia prima e largamente impiegate in ogni genere di costruzione, comprese le strade, anche perché tutta l’alta Val Veddasca è costituita da rocce utilizzate per la loro fabbricazione e in ogni comune vi era una zona in cui venivano frammentate per poi essere utilizzate sul posto. Nel 1927 Valentino Gambi, rientrato in Italia per motivi di salute, tornò a vivere a Lozzo, acquistando una cava, che rimase attiva fino agli inizi degli anni ’90.

Già nel Medioevo erano comparsi nominativi di lavoratori esperti, soprattutto impiegati nell’edilizia, ma i nostri lavoratori si fecero ben presto apprezzare per la loro abilità. Addirittura, fra Cadero e Graglio erano presenti delle macine, alcune interrate e altre frammentate o nascoste dalla vegetazione; ancora oggi sono presenti numerose testimonianze quali i lavatoi e la chiesa di S. Martino, ma soprattutto, in tutto il territorio, cave e miniere. Le prime estrazioni, autorizzate dai duchi di Milano nel 1466, avevano riportato in luce:

Oro (Orascio, sabbie del Giona, Pradecolo)

Argento (Monteviasco)

Rame (Ronco delle Monache)

Blenda ferrifera e Galena (Maccagno superiore)

Quarzo /Covreto, S. Anna)

Si tratMiniBicchierinita di piccoli giacimenti e probabilmente il quarzo venne utilizzato nel periodo bellico per realizzare radio militari; inoltre, fino al 1955 una piccola teleferica arrivava fino a Pino Lago Maggiore. Nel proiettare alcune foto i relatori hanno mostrato dei bicchierini (in realtà dei lava occhi) trovati nella cava di Monterecchio (1347 m s.l.m.), sopra Maccagno con P.V.

Altri occhiali, risalenti alla I Guerra mondiale, venivano utilizzati per spaccare le pietre. «Gli scalpellini erano davvero “scultori senza arte”, perché l’immenso patrimonio che ci circonda è opera loro; benché il loro modo di operare fosse spesso anonimo e realizzato/considerato come sostentamento, non furono mai considerati artisti: il loro lavoro si svolgeva in spazi angusti, in condizioni difficili e veniva sospeso solo nel periodo invernale. Era un’attività che comportava grande energia fisica, ma provocava diversi problemi alla schiena e alle mani, con frequenti fratture a causa di cadute di massi e soprattutto la silicosi, conseguente alla respirazione delle polveri sottili».

La cava di CaMiniCavaGambiOggissis, rimasta attiva fino al 1982, è ormai dismessa e, nonostante le pressioni per rendere edificabile questa zona, la famiglia ha tenuto duro opponendosi.

MiniGruppoCornolo

Al termine della conferenza sono stati premiati gli alunni della Scuola Secondaria di I grado “Leonardo da Vinci” di Maccagno, ai quali, guidati dalla prof.ssa Elisabetta Cornolò, era stato affidato il compito di illustrare la copertina del volume.

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