Luino, 28 marzo 2026 – Palazzo Verbania è tornato ad ospitare lo scrittore, saggista, giornalista e opinionista Mauro della Porta Raffo, grazie ai Lions Club Luino con il presidente Nunzio Mancuso e il patrocinio del Comune. “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”, siamo tentati di dire parafrasando la celebre poesia “L’aquilone” di Giovanni Pascoli, perché Trump sembra essere un libro aperto, soprattutto per quanto riguarda la sua straordinaria capacità di stravolgere le regole del gioco, rimescolando le carte e disorientando non solo gli esperti, ma soprattutto l’opinione pubblica.
Eletto due volte non consecutive (la prima nel 2016 e poi, dopo la “parentesi” Biden, nel 2024) Trump ha promosso iniziative su diversi fronti: dalla guerra dei dazi agli sforzi per raggiungere accordi di pace più o meno solidi. Un ciclone che si è inserito a gamba tesa nelle numerose crisi umanitarie, nonché testimone dell’ascesa di nuovi leader mondiali e dell’insediamento del Pontefice Papa Leone XIV.
In questo conteso si inserisce il nuovo volume di Mauro Della Porta Raffo, che, accanto al saggio centrale, contiene interviste inedite all’autore e il saggio “Obiettivo Casa Bianca”, raccogliendo anche una serie di contributi firmati da giornalisti, analisti e studiosi, offrendo molteplici chiavi di lettura.
Al tavolo dei relatori, insieme all’autore, la sinologa Irene Affedi De Paola, il critico cinematografico Maurizio Cabona, Gianfranco Fabi già vicedirettore de “Il Sole 24 Ore” e Franco Ferraro, tra i protagonisti della nascita di Sky TG24.
Dunque, che cosa si può confermare o raccontare “ex novo” di questo presidente, definito “maverick”, cioè anticonformista, eccentrico e ribelle, una sorta di “cane sciolto” che non rispetta le regole del gioco?
Innanzitutto, è necessario comprendere come funziona il sistema americano. Negli Usa ci si iscrive nelle liste elettorali dichiarando il proprio partito politico di riferimento: Trump si è definito prima democratico e successivamente repubblicano.
Nel 2015, infatti, rendendosi conto che la sua candidatura nel Partito Democratico non è ipotizzabile avendo come avversaria Hillary Clinton, il miliardario imprenditore aveva scelto di schierarsi con i repubblicani. A suo vantaggio, rispetto agli avversari, il “Tycoon” ha la dimestichezza nel campo della comunicazione e soprattutto in quello televisivo.
Per quanto riguarda la sua ricandidatura non consecutiva nel 2024: «In questo suo secondo mandato il Presidente sta tradendo molte delle promesse fatte e soprattutto viene criticato per il suo atteggiamento e il suo modo di fare. Non dimentichiamo, inoltre, che durante tutto il ‘900 gli Usa sono intervenuti (a parte quella del golfo) in guerre durante la presidenza di un democratico: una radice democratica che Trump non riesce del tutto a dominare».
Come mettere fuori gioco personaggi così “invasivi”?
Usando la procedura di “impeachment” prevista dalla Costituzione, in base alla quale il Presidente e tutte le alte cariche del governo possono essere rimosse dall’incarico e condannate per tradimento, corruzione o altri gravi crimini e infrazioni.
Contro Donald Trump questa procedura fu avviata nel dicembre 2019 da Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti perché sarebbero state fatte pressioni su alcuni leader di nazioni straniere utilizzando gli strumenti della politica estera statunitense come arma di ricatto per spingere il governo ucraino a danneggiare un suo avversario politico.
Una seconda procedura venne messa in atto nel gennaio 2021 dalla Camera dei rappresentanti a causa di un tentativo di insurrezione attuato con un assalto al Palazzo del Campidoglio, sede del Congresso degli Stati Uniti: Trump fu accusato di essere il responsabile dei disordini, avendo contestato il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, che lo avevano visto sconfitto.
Memore delle precedenti esperienze, come mantenere la carica per un tempo più lungo allontanando l’idea di un presidente a fine corsa? Nel XXII emendamento costituzionale si legge che “nessuna persona potrà essere eletta alla carica di presidente più di due volte”, ma se fosse possibile un “emendamento dell’emendamento”? Un possibile spazio di manovra permetterebbe una candidatura come vicepresidente accanto a un fedelissimo, che una volta eletto potrebbe dimettersi consentendo a Trump di tornare alla Casa Bianca, sostiene una parte della stampa americana.
Del resto, Donald Trump, che non aveva mai avuto incarichi politici in precedenza e non è mai stato nemmeno Generale, durante il primo mandato non aveva mai manifestato una predisposizione “belligerante” e non dimentichiamo che dal 2001 l’America, con il crollo delle Twin Towers, è profondamente cambiata e, come si legge nei poemi di Omero, «tutto riposa sulle ginocchia di Giove», potente metafora che ci fa capire quanto il futuro sia incerto.
Dopo questa premessa di Della Porta Raffo si sono affrontati gli aspetti più scottanti della serata, tra i quali i rapporti tra USA e Cina.
L’intervento della studiosa Irene Affedi Di Paola è partito dall’imminente visita del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti, dopo lo storico incontro dell’ottobre scorso in Corea del Sud per allentare la tensione commerciale innescata negli ultimi mesi. Entro la fine dell’anno i due leader si incontreranno per discutere e, probabilmente, rinegoziare gli accordi.
Nel preambolo della Costituzione cinese si dichiarano le linee guida della politica estera, basata su principi di sovranità, sviluppo pacifico e cooperazione internazionale, inseriti nel contesto ideologico del socialismo con caratteristiche cinesi: conviene mantenere lo status quo, perché il Paese del Sol Levante acquisterebbe titoli americani e agli USA conviene “tener buono” questo cliente.
Fondamentale la differenza tra le due Costituzioni: nel 2018 l’Assemblea Nazionale del Popolo ha rimosso il limite dei due mandati presidenziali, permettendo a Xi (al potere dal 2013), di estendere il suo mandato indefinitamente.
Per quali ragioni? Il Presidente Xi ha in programma la nuova via della seta, che non ha soltanto una valenza economica, ma rappresenta la linea culturale del Paese ed è necessario rimuovere i pregiudizi che ancora permangono: può, una civiltà millenaria, stare al pari dell’Occidente?
Le “buone relazioni” sono un concetto fondamentale che ruota attorno al termine “Guanxi”: rete complessa di connessioni personali, fiducia e scambio reciproco di favori, essenziale sia nella vita privata che negli affari.
Resta però una situazione complessa, cioè quella relativa a Taiwan, che, come la questione del Tibet, rappresenta una spina nel fianco per la Cina.
Il Tibet è oggi una Regione Autonoma, ma la presenza cinese è contestata per la repressione religiosa, culturale e dei diritti umani. Il Dalai Lama vive in esilio dal 1959, chiedendo un’autonomia reale.
Anche Taiwan si trova in una situazione ibrida: Xi Jinping ha affermato che la riunificazione è una “tendenza inarrestabile” e mira a un processo di riunificazione pacifica, ma la tempistica rimane assai incerta.
Noi conosciamo poco queste dinamiche, ma per fortuna ci viene in aiuto il cinema, che spesso assume una valenza pedagogica.
A Maurizio Cabona il compito di citare una serie di lungometraggi, a partire da “55 giorni a Pechino” (1963), in cui si racconta la vicenda della colonia occidentale di Pechino durante la rivolta dei Boxer.
Hollywood invece ha raccontato anche Trump nel film“The Apprentice – Alle origini di Trump”, di Ali Abbasi, regista nato a Teheran con passaporto danese, presentato in anteprima al festival di Cannes del 2024.
Qui si raccontano le origini del futuro presidente a iniziare dal suo apprendistato con Roy Cohn, un avvocato che gli insegnerà come costruire il suo impero. Come viene rappresentato Trump? «Un arrampicatore sociale a cui non importa di sembrare un mascalzone, che conquista una città, avendo incominciato a costruire la sua immagine già negli anni ’70».
Questo conferma che «gli americani usano il cinema per annunciare la propria politica internazionale».
Del resto, il rapporto tra Hollywood e le direttive politiche statunitensi è complesso e storico: esempio lampante “Il grande dittatore” (1940) di Charlie Chaplin, che appare però più un atto di coraggio individuale che un’adesione a una direttiva governativa ufficiale dell’epoca.
Intricato anche il rapporto tra potere e libertà di stampa: nel corso degli anni diversi giornalisti sono stati epurati per non essersi allineati. «Oggi il giornalismo serve solo per fare propaganda e per far abboccare il pubblico».
Qual è il bilancio della gestione Trump?
«Ha fatto grandi disastri con scelte non meditate e si trova in una situazione in cui l’Iran resta una potenza militare: gli stessi rifornimenti di petrolio restano a rischio – Ha sostenuto Gianfranco Fabi – Cambierà qualcosa nelle elezioni di medio termine? Le uova ormai sono rotte e in prospettiva dobbiamo tenerci questo presidente senza sapere quali altri danni provocherà. I mercati stanno bocciando la sua politica, con la sua volontà di far prevalere la forza sul diritto e la situazione nello stretto di Hormuz ne è la prova. Nell’ultimo secolo Gli USA hanno sempre perso le guerre lunghe; per fortuna l’America va avanti perché ha sempre saputo valorizzare l’intelligenza delle persone».
«Il messaggio definitivo sembrerebbe far leva sull’economia. – Ha concluso Franco Ferraro – Nel dicembre 2025, nel corso di un comizio in Pennsylvania Trump ha tenuto un importante discorso snocciolando dati che sottolineavano il buono stato dell’economia americana». Tuttavia, a causa dei dazi l’America non sta meglio rispetto a prima e i primi danneggiati sono i cittadini stessi, a causa degli aumenti spaventosi sulle materie prime, sull’agricoltura e nei rapporti con la Cina e gli altri paesi importatori.
L’ultima situazione spinosa è il clamoroso addio di John Kent, capo dell’antiterrorismo, a causa del suo dissenso sulla guerra in Iran, il quale ha definito una menzogna quella di “Teheran come un imminente rischio per il nostro Paese”.
Incomprensibile anche il “caso Groenlandia”, la crisi internazionale causata dalle intenzioni degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, di acquisire la Groenlandia dalla Danimarca, definendola vitale per la sicurezza. «La Danimarca ha preparato piani di difesa, inclusi il supporto europeo, temendo un’invasione e mettendo a rischio la stabilità della NATO».
Ora abbiamo le idee un po’ più chiare anche noi: per fortuna, come ha scritto Bruno Vespa, “Senza Mauro Della Porta Raffo il mondo sarebbe fermo al 1492 e l’America non esisterebbe”.