El Mole Rahamim

minileggioBN

Sul leggio delle giornate silenziose
e senza Verbo
giace lo spartito della rassegnazione
alla volontà di Dio,
dopo che l’ultima nota
è volata in cielo con la caligine dei camini.

S’incrina, la voce,
incapace d’intonare la litania del perdono,
lasciando il canto fermo alla polvere del tempo
perché si mescoli ai grumi del sangue
e ne conservi la memoria,
da consegnare fra le mani della misericordia.

La preghiera “El Mole Rachamim”, “Signore della misericordia”, fu scritta per commemorare gli stermini avvenuti già nell’anno Mille al tempo delle Crociate, e susseguitisi per tutto il millennio fino ad Auschwitz. È una preghiera che commemora i morti di morte violenta, la cui vita è stata troncata ingiustamente, prematuramente. Questo canto è diventato, dopo lo sterminio nazista, l’emblema di quella tragica esperienza. A perenne memoria, ricorda i nomi di tre lager tristemente celebri, Auschwitz, Mauthausen e Treblinka.

Jordi Savall nel suo:Jérusalem. La ville des deux Paix: la paix céleste et la paix terrestre, incluse una registrazione storica del 1950 in cui il cantore Shlomo Katz, un ebreo di origine rumena sopravvissuto alla prigionia nei campi di concentramento, esegue questo canto funebre.

Nato nel 1919 nel villaggio di Nagyörság in Ungheria, noto allora con nome tedesco di Grosswardein, il “cantor” Shalom Katz fu catturato e deportato nel 1942. Nel lager, Shalom Katz era uno dei 1600 ebrei la cui esecuzione era stata programmata. Ebbe il permesso di cantare El Male Ra’hamim mentre ogni prigioniero scavava la propria tomba. Il comandante nazista, impressionato dalla sua voce, lo separò dagli altri in modo che potesse cantare per gli ufficiali. Il giorno dopo, Shalom Katz riuscì a fuggire dal lager. Fu il solo superstite di quei 1600 ebrei.

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